"Preoccupa il nuovo calo dei lavoratori domestici regolari certificato dall’Inps: una vera e propria bomba sociale che pesa sulle famiglie, sempre più spesso costrette a gestire direttamente l’assistenza per l’elevato costo del lavoro regolare e la mancanza di adeguati sostegni pubblici, ma anche sulle casse dello Stato, a causa dell’elevato tasso di lavoro nero". Questo il commento di Andrea Zini (nella foto), presidente di Assindatcolf, associazione nazionale di datori del lavoro domestico. Nel suo rapporto Family (Net) Work 2026, l’ente ha stimato che il fabbisogno è in costante aumento, e che si va verso una crescita della richiesta di colf e badanti, per effetto dell’aumento dell’età della popolazione lombardia (e italiana in generale).
"La domanda di assistenza esiste, è concreta ed è destinata ad aumentare per effetto dell’invecchiamento della popolazione. Se però il lavoro regolare continua a calare a nostro avviso significa che stanno crescendo due fenomeni: il ricorso al lavoro nero, che già nel 2023 rappresentava il 55,4% del settore, e il cosiddetto welfare fai da te, con le famiglie che si organizzano autonomamente per far fronte ai bisogni di cura. Per invertire questa tendenza – prosegue – servono misure che rendano il lavoro regolare più conveniente di quello irregolare: maggiore deducibilità dei costi sostenuti dalle famiglie, crediti d’imposta e incentivi strutturali all’occupazione. In caso contrario, il divario tra fabbisogno di assistenza e occupazione regolare continuerà ad ampliarsi". A rendere il quadro ancora più preoccupante è l’invecchiamento del settore. Nel 2025 l’età media dei datori di lavoro domestico è salita a 72 anni, mentre il 46% dei lavoratori ha un’età tra i 55 ed i 65 anni e più, mentre gli under 25 rappresentano appena l’1,6% del totale. "Le badanti di oggi rischiano di diventare le assistite di domani. Questa è una sfida che non riguarda soltanto il lavoro domestico, ma la tenuta complessiva del sistema di assistenza del Paese". F.P.







