C’è un’associazione di sapori che Mario Soldati avrebbe capito al volo. Lo scrittore torinese, che della tavola fece anche documento letterario, confessò più volte la sua debolezza per salame e Moscato d’Asti: abbinamento ostico in apparenza, persino irriverente, eppure capace di rivelare qualcosa di profondo sul carattere di una cucina regionale che ha sempre saputo tenere insieme la rusticità e la grazia. Qualcosa di analogo accade, in chiave più raffinata, davanti a un piatto del nuovo menu degustazione del Del Cambio di Torino: la Lingua alla Persillade servita con il Moscato D’Asti “Lumine” di Ca’D’Gal, annata 2025.
Il ristorante di Piazza Carignano – aperto nel 1757, un anno prima che nascesse Robespierre, e sopravvissuto alla Restaurazione, al Risorgimento e a due guerre mondiali – ha intrapreso da qualche mese un percorso di ritorno alle origini che somiglia più a uno scavo archeologico che a un esercizio di nostalgia. Ai suoi tavoli si sono avvicendati per tre secoli Giacomo Casanova e Honoré de Balzac, Giacomo Puccini e Friedrich Nietzsche, Gabriele D’Annunzio e Filippo Tommaso Marinetti, Maria Callas e Audrey Hepburn, la famiglia Agnelli e lo stesso Soldati. Uno di quei tavoli era riservato a Camillo Benso conte di Cavour, che da quella posizione, con Palazzo Carignano, sede del Parlamento, direttamente di fronte, poteva sorvegliare l’aula e farsi avvertire quando serviva la sua presenza: bastava un fazzoletto bianco sventolato da una finestrella.








