Per molto tempo il dibattito sugli ortaggi “imperfetti” si è concentrato sulle norme europee che regolavano l’aspetto della frutta e delle verdure alimentando l’idea di un’Europa eccessivamente rigida. In realtà, già nel 2009 l’Unione europea aveva eliminato alcuni degli standard specifici di commercializzazione per numerose specie ortofrutticole, mantenendoli soltanto per certe categorie. Un percorso proseguito con i regolamenti entrati in vigore il 1° gennaio 2025, che confermano gli standard qualitativi per i principali prodotti commercializzati ma, allo stesso tempo, introducono strumenti per ridurre le perdite alimentari, favorendo la destinazione dei prodotti fuori standard alla trasformazione e alle donazioni.

Se la normativa europea ha progressivamente spostato il baricentro dalla sola classificazione estetica alla prevenzione dello spreco, il mercato ha cambiato passo molto più lentamente. Oggi sono spesso i capitolati della grande distribuzione e le aspettative dei consumatori a richiedere ortaggi uniformi per forma, colore e calibro, andando ben oltre quanto previsto dalla legislazione europea. La selezione estetica, più che un obbligo normativo, continua quindi a essere una convenzione commerciale e un’abitudine da parte dei consumatori. La ricerca della perfezione, d’altronde, ha investito praticamente ogni aspetto della nostra vita, tanto che in molti si è avvertita poi un’urgenza di tornare invece a una normalità sicuramente più raggiungibile, reale.