Smaltita l’ebbrezza dei record passati, il Veneto riscopre la concretezza di una fiducia più pacata e misurata. La nuova amministrazione guidata da Stefani, infatti, sembra aver superato l’esame, insediandosi su un terreno solido, ma più moderato. Secondo le analisi di Demos per l’Osservatorio sul Nordest, la Giunta Regionale raccoglie infatti il giudizio positivo del 57% dei veneti intervistati. Una promozione netta che distacca ampiamente le opposizioni regionali, con il centrosinistra e Resistere Veneto ferme rispettivamente al 25% e 29% dei consensi. L’esecutivo veneto, inoltre, mostra un trend di crescita, guadagnando quattro punti percentuali rispetto al 53% registrato nel gennaio di quest’anno. Certo, la stagione d’oro di Luca Zaia appare ancora lontana; nei suoi quindici anni di “regno”, infatti, la sua Giunta aveva toccato medie di gradimento straordinarie: 70% nel corso del primo mandato, tra il 2010 e il 2015; 76% nel secondo (2015-2020); 77% nel quinquennio che va dal 2020 al 2025, il terzo.

Eppure, nonostante questa eredità pesante, il nuovo governatore sta riuscendo a intercettare una fiducia diffusa verso l’operato della sua amministrazione e a compattare la sua coalizione. Analizzando il giudizio riservato alla Giunta in base all’orientamento politico, infatti, emerge una forte coesione nel centrodestra: gli elettori di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia si attestano compatti su un ampio 77% di giudizi positivi. Meno scontato, invece, è il 63% di apprezzamento che proviene dalle fila di chi sceglierebbe Azione, o anche il 61% registrato tra quanti voterebbero per Futuro Nazionale. Nel campo opposto, le posizioni si fanno prevedibilmente più misurate, ma non del tutto impermeabili: il gradimento verso la Giunta Stefani si attesta al 38% tra chi guarda al Movimento 5 Stelle, al 34% tra quanti voterebbero per il Partito Democratico e il 29% tra chi si dichiara più vicino ad Alleanza Verdi Sinistra.LA RIFORMA Se i giudizi sui leader possono oscillare a seconda dei contesti, la vera “religione civile” dei veneti resta l’autonomia, che ottiene oggi il sostegno del 74% degli intervistati. Questo valore appare del tutto in linea con quanto osservato dal 2019 ad oggi, quando il sostegno verso l’istanza autonomista non è mai sceso sotto il 70%. Osservando come cambia l’orientamento in base al colore politico, a guidare il fronte autonomista troviamo i sostenitori di FdI (91%), della Lega (89%) e di Forza Italia (87%), insieme agli elettori di Futuro Nazionale (79%) o dei partiti minori (80%), mentre meno ampio (ma pur sempre maggioritario, 58%) è l’adesione proveniente da quanti voterebbero per Azione. La vera sorpresa, tuttavia, arriva proprio da quanti voterebbero per partiti di centrosinistra, che sul tema manifestano controversia tutta interna. Il favore verso l’autonomia, infatti, raggiunge il 49% tra gli elettori del M5s, il 48% tra chi voterebbe per Avs e il 44% tra i sostenitori del Pd. Un ulteriore segno che, al di là dei colori politici, la partita dell’autonomia, in Veneto, è ormai un tratto identitario, difficilmente ignorabile da chiunque si candidi a rappresentarla.