Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiDa qualche tempo la narrazione della guerra in Ucraina ha cambiato segno. Mentre finora il resoconto era univoco: la Russia vince, l’Ucraina perde e non può che essere così. La Russia è una superpotenza nucleare, possiede il più grande arsenale nucleare, ha una popolazione molto più numerosa, esporta gas e petrolio senza problemi, ha un potentissimo esercito convenzionale. L’Ucraina è spopolata, è arretrata, è senza speranze. Il suo territorio è devastato, le sue risorse sono risibili. In più, è stata abbandonata dagli Stati Uniti. Può contare solo sull’Europa, ma l’Europa cosa mai potrà fare? Anzi, mandando armi all’Ucraina l’Europa non fa che prolungarne l’agonia. Meglio sarebbe smettere una volta per tutte e lasciarla al suo destino che, inevitabilmente, è già segnato. Questo, in sintesi, è il Verbo di Travaglio, diffuso in streaming su qualunque piattaforma e bevuto appunto come Verbo dai suoi accoliti.

La resistenza dell'Ucraina e i colpi alla Russia

Eppure, dopo oltre quattro anni di guerra, l’Ucraina non molla. Non arretra. Anzi, rilancia. Colpisce una raffineria a Mosca, un’altra a San Pietroburgo, durante un importante summit di Putin. Isola la Crimea, lasciando libero solo il ponte di Kerc’ e comunica alla popolazione della penisola (composta per la maggioranza da Russi o russofili): «Vi abbiamo lasciato una porta aperta. Percorretela finché siete in tempo. Tra poco la Crimea sarà un’isola», provocando file chilometriche sull’unico ponte rimasto.