La guerra che infiamma il cuore dell’Europa orientale oramai da oltre quattro anni (la Grande Guerra 1914-1918 durò meno) sfida ogni logica ragionevolezza e sembra dover continuare all’infinito, precludendo ogni possibile ritorno alla diplomazia e al negoziato – tentato all’inizio. La Federazione Russia e il suo enorme arsenale nucleare rimangono in attesa di capire quando realmente potrà concretizzarsi una reale minaccia all'esistenza dei suoi milioni di cittadini. Recenti articoli comparsi sulla Pravda a firma di autorevoli politologi, tra i quali il prof. Pyotr Kolchin – esperto del “Center for support of political processes” – hanno spiegato che Mosca considera le armi strategiche principalmente come uno strumento per scoraggiare ogni eventuale aggressione compiuta dal blocco occidentale (Nato).

Merita di essere ricordato il fatto che, già in precedenza, anche il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov – vera eminenza grigia del governo russo – aveva avvertito i Paesi occidentali del rischio che il conflitto potesse entrare in una fase definita “incontrollata”: venne interpretato come un esplicito messaggio rivolto alla Nato in seguito all’incursione su larga scala compiuta su Mosca. Un fatto esorbitante e inaspettato, che ha posto un interrogativo sulla questione della protezione degli impianti industriali russi.