La domanda non è più soltanto se Vladimir Putin voglia allargare la guerra oltre l’Ucraina. A Washington e nelle capitali europee il quesito che circola nei rapporti di intelligence è più specifico: quanto è disposto il Cremlino a spingersi per mettere alla prova la credibilità della Nato senza arrivare a uno scontro diretto con l’Alleanza? Gli scenari non rappresentano però un allarme emerso improvvisamente. Valutazioni simili erano state condivise mesi fa con Polonia, Paesi baltici e partner nordici, suscitando anche una certa dose di scetticismo. La convinzione prevalente era che Mosca, già impegnata in una guerra difficile contro l’Ucraina, avrebbe avuto poco interesse a rischiare uno scontro con la Nato.

Secondo nuove valutazioni dell’intelligence statunitense citate dal Wall Street Journal, Mosca potrebbe tentare nei prossimi anni un’azione limitata contro un Paese Nato, con una gamma di scenari che va da un attacco cyber o un’operazione di sabotaggio fino a una piccola incursione territoriale sul fianco orientale dell’Alleanza. La finestra temporale indicata dagli analisti americani va dall’autunno di quest’anno al 2029.

Lo scenario più estremo – una limitata incursione terrestre sul territorio Nato, che pur sempre è un’invasione – resta considerato poco probabile. Ma la valutazione degli analisti è che la sua probabilità potrebbe aumentare nel tempo, soprattutto se Mosca percepisse una finestra di vulnerabilità politica o militare dell’Alleanza. Una violazione aperta del territorio Nato comporterebbe infatti il rischio di attivare l’articolo 5 del Trattato, trasformando una provocazione locale in una crisi internazionale. Ma proprio questa soglia rappresenta il punto debole della deterrenza occidentale: l’Alleanza è preparata a rispondere a un’invasione, molto meno a definire una risposta condivisa ad attività nella zona grigia, ovvero tra pace e guerra, sotto il livello della guerra dichiarata.