Los Silos. Qui l'aria sa di morte. Quando si arriva al porto di La Guaira, la città del Venezuela più colpita dal sisma, si resta impietriti davanti alle centinaia di bare e sacchi di plastica accatastate nel cortile di quella che un tempo era un'area di stoccaggio.
All'esterno la macabra cerimonia di chi, seduto sotto un gazebo improvvisato al riparo dal sole, attende il suo turno per il riconoscimento delle salme.
Con il sistema sanitario al collasso, le autorità venezuelane corrono ai ripari e improvvisano un maxi-obitorio a cielo aperto al porto di La Guaira, la città che più di ogni altra fa il conto con una devastazione che sembra non avere fine. Accanto alle macerie di resort, hotel e palazzi, spuntano tende e banchetti con ogni tipo di aiuto umanitario. Al porto, ai piedi degli immensi silos che un tempo contenevano tonnellate di grano, sono accatastate pile di sacchi di calce. Poco più in là spuntano centinaia di bare e 'body bag', le sacche per i cadaveri. Quattromila metri quadrati attraversati dalle tute blu dei sanitari che si muovono da un punto all'altro dell'area per gestire al meglio l'emergenza, con l'obiettivo di prevenire eventuali complicazioni legate alla putrefazione dei corpi. Il rischio epidemia - complici le condizioni climatiche - appare, infatti, più concreto che mai.














