Venezuela. 29 giugno 2026 alle 00:34
La Guaira.
A quattro giorni dal terremoto, La Guaira appare come una città spezzata. La strada principale è divisa in due: l’asfalto si è aperto in profonde crepe sul lungomare, invaso dai detriti degli edifici collassati. Da tranquilla località sul mare, il centro si è trasformato nel simbolo della tragedia venezuelana.Di condomini e hotel restano insegne distrutte e ammassi di acciaio e macerie. E alla distruzione si aggiunge ora un nuovo allarme: quello degli sciacalli. Saccheggiano le rovine, portando via tutto.
«Spesso – raccontano gli abitanti – si spacciano per volontari o soccorritori per entrare nelle zone transennate. Non agiscono solo di notte, ma anche di giorno, alla luce del sole». Le aree più colpite sono quelle popolari, dove i residenti non possono permettersi vigilanza privata e sono costretti a presidiare da soli ciò che resta delle loro case, seduti su sedie improvvisate in attesa di aiuti. «Qualche giorno fa – racconta una donna di Catia La Mar, tra le zone più colpite – sono arrivati in moto ed entrati nelle abitazioni. Quando ci siamo avvicinati li abbiamo trovati a provare i vestiti trovati negli appartamenti. È difficile capire come si possa approfittare di una tragedia simile». Anche negozi e attività distrutte dal sisma sono nel mirino. Le strade sono chiuse e presidiate, spesso con sorveglianza armata, mentre il territorio resta instabile e pericoloso.












