«Ci sono al lavoro oltre 25 mila uomini per i soccorsi per salvare vita. Abbiamo di fronte ore cruciali. La cifra dei morti è salita a 1450, 3150 feriti, 764 edifici danneggiati». Lo ha detto Jorge Rodriguez, presidente dell'Assemblea nazionale venezuelana. Nel frattempo, con la conta delle vittime che cresce di ora in ora, la situazione resta drammaticamente divisa in due. Letteralmente. Il terremoto di quattro giorni fa ha aperto l'asfalto, lasciando profonde crepe sul lungomare invaso dai detriti delle centinaia di edifici collassati al suolo. Da tranquilla cittadina sul mare, La Guaira si è trasformata nel simbolo della tragedia venezuelana. Quel che resta dei condomini e degli hotel, con i nomi che rievocano la quiete delle onde e paradisi caraibici, sono le insegne distrutte o, nel peggiore dei casi, ammassi di acciaio e muratura.

Ma ora, a complicare una situazione che si fa di giorno in giorno più disperata, scatta anche l'allarme sciacalli. Come gli zamuri - i rapaci tipici del Venezuela - banchettano tra i rifiuti a bordo strada, così i malviventi scavano tra le macerie facendo razzia di ogni cosa, dai vestiti fino alle cassette di sicurezza. «Spesso si spacciano per volontari o soccorritori, in modo da poter entrare nelle zone transennate - raccontano in città - Non sono attivi soltanto la notte, dove andare in giro è pericolosissimo, ma anche durante il giorno, alla luce del sole». L'obiettivo principale sono ovviamente i quartieri più poveri, dove i residenti non hanno la possibilità di assoldare guardie private. E così sono loro stessi a vigilare quel che resta delle loro case, seduti su sedie di fortuna in attesa che qualcuno venga ad aiutarli.