La terra trema ancora nelle zone già distrutte dal terremoto che ha raso al suolo il Nord del Venezuela. Nuove scosse nella notte hanno reso ancora più difficili gli sforzi delle squadre di soccorso impegnate in una tragica lotta contro il tempo, pur di recuperare corpi ancora in vita e intrappolati sotto le macerie. Il bilancio provvisorio delle vittime intanto continua a salire vertiginosamente: per ora si contano 1.430 morti, 3.238 feriti e circa 50mila dispersi. L'Onu stima che il terremoto abbia provocato anche un enorme danno economico, pari al 6% del Pil nazionale del Venezuela.

A La Guaira, lo stato più colpito, "l'aria puzza già di morte", come raccontano i testimoni. Nella città di Caraballeda, gli attivisti dell'organizzazione per i diritti umani Provea, hanno raccontato all'ANSA come per le strade si percepisca un fortissimo odore di decomposizione, proveniente dai tantissimi cadaveri ancora sotto le macerie. Le stesse fonti riferiscono la presenza lungo le strade, vicini ai calcinacci, di molti corpi senza vita ancora non portati via, come una sorta di cimitero a cielo aperto. Inoltre il combinato disposto tra a i detriti, l'immondizia, il calore (con temperature fino a 40 gradi) e i corpi in stato di putrefazione stanno creando un serio un rischio di infezioni o virus che potrebbero minacciare la salute dei sopravvissuti che da due giorni dormono per strada.