Los Silos, una famosa opera architettonica alta 35 metri, ora è un obitorio. Dietro un’enorme facciata, decorata dall'artista Carlos Cruz-Diez, nell’edificio si accumulano i corpi delle vittime. Nell’ex deposito di grano, nel porto di La Guaira, i cadaveri vengono esposti in fila, a volte ancora ricoperti di calce.

Chi entra nel complesso architettonico, non sa in cosa sperare: riconoscere una salma significa permettergli una sepoltura, ma implica anche avere la certezza della sua morte. Fuori di lì, dal 24 giugno, le ricerche proseguono senza sosta. Le vittime accertate, per ora, sono 1943. I sacchi per i cadaveri, forniti dall’Onu, saranno diecimila. La speranza è che siano troppi.

La geopolitica della solidarietà: a Caracas nessuno vuole perdere

Intanto le tensioni aumentano, e nel teatro del sisma venezuelano più forte del secolo va in scena anche la farsa politica. La presidente ad interim Delcy Rodríguez sa che il proprio futuro politico dipende dalla gestione dell’emergenza. Come lei, lo sanno le opposizioni, che per ora non hanno potuto far altro che offrire il proprio contributo.

Un’offerta che il governo sembra ostacolare. L’ultima premio Nobel per la Pace e principale oppositrice venezuelana, María Corina Machado, ha spiegato di voler tornare a casa per partecipare alle operazioni di assistenza, ma si trova bloccata a Panama. Sostiene che Caracas abbia chiuso il suo spazio aereo commerciale proprio per impedirne l'ingresso.