Nel 2026 il Fisco potenzia i controlli digitali mirati sfruttando l’esperienza degli oltre 1,2 milioni di accertamenti già condotti da Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza. La nuova strategia si basa sull’incrocio automatico delle banche dati per individuare preventivamente le anomalie di conti correnti e partite Iva.
L'attività di contrasto all'evasione fiscale in Italia si sta orientando in misura crescente verso l'utilizzo di strumenti digitali, riducendo le tradizionali ispezioni sul campo a favore di interventi mirati. Secondo i dati diffusi dall'amministrazione finanziaria, l'Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza hanno effettuato oltre 1,2 milioni di controlli tra verifiche formali, accertamenti e analisi del rischio. Questa strategia, che trova un ulteriore sviluppo nel corso del 2026, si basa sull'incrocio sistematico delle banche dati con l'obiettivo di identificare preventivamente le anomalie e favorire l'adempimento spontaneo da parte dei contribuenti.
Come funzionano i controlli sui conti correnti Le verifiche sui flussi finanziari si concentrano sull'analisi delle discrepanze tra i redditi dichiarati e le reali movimentazioni di denaro. Lo strumento principale utilizzato dall'amministrazione finanziaria è l'Anagrafe dei rapporti finanziari, una banca dati che consente di monitorare costantemente i saldi, i prelievi e i versamenti dei contribuenti. I controlli si rivolgono specificamente ai soggetti che presentano scostamenti ingiustificati tra il profilo fiscale e le disponibilità economiche liquide. Sotto osservazione non rientrano solo i conti correnti personali, ma anche i movimenti sospetti registrati su rapporti intestati a familiari o a soggetti terzi collegati; in questo contesto, anche i trasferimenti di denaro interni al nucleo familiare, come i bonifici tra parenti o i regali, sono soggetti a tracciabilità, richiedendo la conservazione della documentazione idonea a giustificare la natura della transazione in caso di accertamento.









