Milano, 30 giu. (askanews) – Il colpo di scena arriva già all’appello: Leonardo Maria Del Vecchio diserta l’assemblea dei soci di Delfin, convocata per approvare il bilancio e deliberare sulla distribuzione delle cedole. Gli altri sette eredi di Leonardo Del Vecchio, scomparso il 27 giugno di quattro anni fa, vanno avanti: i conti del 2025 vengono approvati con voto unanime dei presenti, con l’utile netto che si attesta in area 1,5 miliardi. Non passa l’aumento dei dividendi fino all’80% dei profitti, le cedole restano quindi inchiodate alla distribuzione del 10% dell’utile. Agli otto azionisti vanno 150 milioni, 18,75 milioni a testa.

Leonardo Maria Del Vecchio, che puntava a rilevare il 25% della sorella Paola e del fratello Luca, ha spiegato in una lettera al board la decisione di non presentarsi in Lussemburgo, nemmeno attraverso un legale. Il figlio del fondatore ha stigmatizzato le “gravi criticità irrisolte” emerse negli ultimi mesi e ha denunciato di non aver ricevuto la documentazione aziendale necessaria a valutare il progetto di bilancio 2025, ritenendo di “non essere nelle condizioni di prendere parte all’assemblea”.

L’attacco al board di Delfin da parte di Leonardo Maria è su tutta la linea. Del Vecchio Jr spiega di aver chiesto un impegno da parte del consiglio ad analizzare seriamente la sua proposta di acquisto delle quote di Luca e Paola Del Vecchio, approvata dagli azionisti nell’assemblea del 27 aprile, ma per settimane alcuni membri del Board – scrive – “si sono limitati a sollevare eccezioni generiche su presunti limiti legali”, senza mai approfondire nel merito la richiesta.