I giudici dell'Alta corte americana si sono anche pronunciati sui divieti per le atlete transgender, imposti da alcuni Stati nelle competizioni femminili. Trump può esultare anche per la sentenza su

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato torto a Donald Trump sul tentativo di cancellare lo ius soli, ma il presidente, come già accaduto con le pronunce di ieri, ha comunque di che festeggiare. Gli stessi giudici hanno dato ragione agli Stati che vietano alle atlete transgender di gareggiare nelle competizioni femminili. Quella sulla cittadinanza per i nati sul territorio americano anche da immigrati irregolari è per il presidente americano una dura sconfitta, dopo quella sui dazi dello scorso febbraio.

I giudici hanno respinto le restrizioni volute dalla Casa Bianca, invalidando l’ordine esecutivo firmato da Trump poche ore dopo l’insediamento dello scorso anno, ritenuto incompatibile con il Quattordicesimo Emendamento. L’abolizione del diritto di cittadinanza per nascita era stata uno dei cavalli di battaglia della campagna e uno dei primi provvedimenti adottati nello Studio Ovale, con il presidente che, secondo il Corriere, accusava lo ius soli di alimentare il cosiddetto «birth tourism». A favore del mantenimento si sono schierati John Roberts, Sonya Sotomayor, Elena Kagan, Amy Coney Barrett e Ketanji Brown Jackson. È stato lo stesso Roberts, riferisce il quotidiano, a redigere la sentenza, richiamando il precedente del 1898 sul caso United States v. Wong Kim Ark. «La cittadinanza, ieri come oggi, è avere il diritto di avere diritti: quello di partecipare liberamente alla nostra comunità politica», ha dichiarato il presidente della Corte, ricordando che il Quattordicesimo Emendamento estende questa promessa «a ogni persona nata in questa terra. Oggi manteniamo questa promessa». Il testo, ha aggiunto, stabilisce che «tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e soggette alla loro giurisdizione sono cittadini degli Stati Uniti».