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Monica Ricci Sargentini

Nello stesso giorno via libera ai divieti per le atlete transgender negli sport femminili e alla cancellazione dei limiti alle spese coordinate tra partiti e candidati.

Duro colpo per Donald Trump dalla Corte Suprema degli Stati Uniti. Con una sentenza destinata a segnare la sua seconda presidenza, i giudici hanno bocciato il tentativo di abolire lo ius soli per i figli degli immigrati senza documenti o con visto temporaneo, dichiarando incostituzionale il decreto esecutivo firmato dal presidente nel suo primo giorno di ritorno alla Casa Bianca. Nella stessa giornata la Corte, a maggioranza conservatrice, ha invece dato il via libera ai divieti per gli atleti transgender negli sport femminili e ha eliminato un limite storico ai finanziamenti coordinati tra partiti e candidati, in una decisione destinata a rafforzare soprattutto i repubblicani in vista delle elezioni di metà mandato.

La sconfitta sullo ius soli La decisione sullo ius soli rappresenta una delle più pesanti battute d'arresto inflitte a Trump dalla Corte Suprema, dopo quella di febbraio sui dazi globali. Con sei voti contro tre i giudici hanno confermato il blocco dell'ordine esecutivo che negava la cittadinanza automatica ai bambini nati negli Stati Uniti quando nessuno dei genitori fosse cittadino americano o residente permanente. A scrivere la sentenza è stato il presidente della Corte, John Roberts, che ha definito priva di fondamento la lettura proposta dall'amministrazione Trump del XIV Emendamento. Roberts richiama il precedente del 1898 (United States v. Wong Kim Ark), ricordando che da oltre un secolo la Corte interpreta la Costituzione come garante della cittadinanza per chi nasce sul suolo americano, salvo eccezioni limitatissime come i figli di diplomatici stranieri. Secondo alcune stime citate durante il processo, il decreto avrebbe potuto riguardare fino a 250 mila bambini ogni anno.