Chi nasce negli Stati Uniti è cittadino americano. La Corte Suprema respinge il tentativo di Donald Trump di abolire lo ius soli con un decreto esecutivo, infliggendo un duro colpo alla sua stretta sull'immigrazione. Il presidente, però, incassa il via libera dei saggi a vietare alle atlete transgender di partecipare allo sport femminile, vincendo una battaglia che porta avanti da mesi ed è diventata simbolo della sua guerra contro la cultura 'woke'.

Lo ius soli "è un male per il Paese", ha tuonato un frustrato Trump sul suo social Truth. Lodando la Cina di Xi Jinping per non avere il diritto di cittadinanza per nascita, il presidente ha esortato il Congresso, a maggioranza repubblicana, ad agire e approvare una legge che vieti lo ius soli. "Non è necessario alcun emendamento costituzionale. Il Congresso dovrebbe iniziare oggi stesso a lavorare per" abolire una "pratica costosa e ingiusta per il nostro Paese. Avranno il mio pieno e totale sostegno", ha aggiunto. È improbabile che i repubblicani a Capitol Hill si imbarchino in una battaglia di tale portata a pochi mesi dalle elezioni, considerato che molti conservatori sono favorevoli al riconoscimento del diritto di cittadinanza per nascita. Se dovessero decidere di esaudire il desiderio del presidente, i repubblicani dovrebbero attendere l'esito delle midterm e sperare di mantenere ancora la maggioranza prima di valutare qualsiasi iniziativa. Ma anche in quel caso, il dossier rischia di essere talmente scivoloso da complicare la corsa alla Casa Bianca del 2028: la maggior parte degli americani, infatti, è favorevole allo ius soli, e difficilmente gli aspiranti presidenti si sbilanceranno in favore di un'iniziativa particolarmente controversa.