Coraggio, Italia, la paura è passata. Jannik Sinner, il nuovo eroe massimo del nostro sport italiano, il primo azzurro di sempre ad aprire le danze a Wimbledon, da campione uscente e favorito per il bis, si salva al quinto set. Dopo due ore e mezza di sofferenza per mezzo paese che soffre con lui davanti alla tv, per la sua aria afflitta, per la scarpa insanguinata (da un'unghia incarnita), per i movimenti lenti ed impacciati, per i tanti errori e le mille preoccupazioni, dopo il black out di un mese fa a Parigi e per il negativo bilancio al quinto set negli Slam. Fortuna che il Profeta dai capelli rossi si tiene a galla col servizio e poi approfitta dell'ineluttabile calo di Miomir Kecmanovic volando da campione al secondo turno, domani, contro il portoghese Borges. Quando sarà molto più forte. Come succede ai primi della classe che usano i primi turni da rodaggio. Come l'anno scorso Carlos Alcaraz vincitore in 5 set all'esordio di Fabio Fognini al torneo dell'addio.
Stile Djokovic
«È un grandissimo onore iniziare il torneo, essere il primo sul Centrale, mi inorgoglisce. Non era una partita come le altre. Ero molto teso mentre scendevo le scale. Tornare qui da campione uscente è importantissimo per me, sono contento di aver vinto. Non ho mai giocato al mio meglio ma per essere il mio primo match su erba ufficiale quest'anno non è andata così male», dice a caldo il 24enne di San Candido che, dopo 31 giorni senza partite, passando pure dalla terra rossa all'erba, è legittimamente ingolfato nelle gambe e nella testa. Per tre-quarti gara è passivo e negativo: fino al 4-6 6-3 6-7, arranca nervoso e brilla solo con la prima di servizio (31 ace, 89% di punti) - Djokovic docet -, sbagliando tanto (52 gratuiti). «Ho commesso tanti errori nei primi due set, è normale, la prima partita in un torneo non è mai semplice. Il terzo è stato durissimo, Miomir ha fatto grandissimi punti. Ma questo è il tennis», racconta dell'ex promessa juniores dal rovescio magico che aveva già battuto 4 volte su 4 e stavolta lo tiene in scacco tenendo in mano lo scambio. Finché, stremato di testa e di gambe dopo la rimonta del tie-break, salvando un set point e aggiudicandosi a rete il punto del match, non rincula di un metro, torna ai suoi su e giù da fantastico perdente, da numero 50 del ranking, e viene sopraffatto dal 6-2 6-3 decisivo. «Ho cercato di alzare il livello quando ne avevo bisogno», sintetizza Jannik in nome dei 72 vincenti finali che fotografano solo due set. «La caduta? È stata pericolosa ma sono cose che succedono sull'erba. Sono stato fortunato ad evitare che le cose peggiorassero e contento che non sia successo nulla perché può succedere in un attimo. Ci sono movimenti che non puoi controllare e bisogna stare sempre molto attenti ma la cosa importante è muoversi senza paura».













