«Mi sento troppo male, non posso muovermi». Il ritiro dell’uomo forte, il numero 1 del mondo e campione uscente, Jannik Sinner, dopo appena 20 minuti della finale del 1000 di Cincinnati, non era contemplato. Ma succede. Perché questo è lo sport che non vive di numeri, di statistiche e di bla-bla-bla di cui ci inondano la tv e i social. E’ invece sicuramente bellissimo e toccante il “Sorry, Jannik” che Carlos Alcaraz scrive sulla telecamera dopo il clamoroso 4-0 con cui chiude la contesa che non c’è, da subito, perché il Profeta dai capelli rossi è svuotato, spento, scarico, immobile, pallido come non mai, non reagisce, se non quando spara alla cieca un dritto disperato e imprendibile e un ace. Ma poi è come un naufrago che si aggrappa a una cima quando si mette il ghiaccio in testa, stizzito, come per ribellarsi al terrificante caldo-umido. E non trova sollievo neppure nelle parole dello speaker: «Sarai sempre un campione su questo campo».
L’AVVERSARIO
E’ bello e toccante e significativo l’abbraccio dell’erede di Rafa Nadal al grande rivale con cui si sta dividendo i titoli dello Slam, che ha battuto a Parigi, con cui ha perso a Wimbledon e che tornerà a sfidare dal 24 agosto agli US Open. Con l’altoatesino campione in carica e con lo spagnolo che vuole soffiargli il primato in classifica, forte del sesto titolo stagionale, il numero 22 della carriera. Carlitor è bravissimo nelle parole che gli dedica, con tutta la sportività che lo caratterizza e di cui è capace: «Mi dispiace da morire, posso capire come ti senti, non è così che avrei voluto vincere. Sei un vero campione, so che tornerai ancora più forte come hai sempre fatto. E’ così che fanno i grandi campioni e tu lo sei». Tre anni fa aveva perso mancando un match point e quindi dice: «Volevo vincere qui da tanto tempo».










