Divieto di ciabatte, panino, bikini sul lungomare. Divieto di birre e cocktail in piazza o pranzi al sacco in città, fumo sulle spiagge e obbligo di giardinaggio. Divieto di povertà. Con la stagione turistica che entra nel vivo, in paesi e centri turistici di mare, montagna e città, è un fiorire di ordinanze, divieti e prescrizioni non solo (e non sempre) destinate a preservare spiagge e aree demaniali spesso trasformate in discarica. “Dobbiamo tutelare il decoro e la comunità”, dicono le amministrazioni, parlando di guasti da turismo mordi e fuggi. Ma cittadini e comitati protestano: “vogliono città cartolina”.
Le multe per i bikini
Bikini e costumi da bagno da anni non sono benvenuti lontano da spiaggia e bagnasciuga. Specifiche ordinanze per vietare di passeggiare in tenuta da mare per centri storici e strade dello shopping ci sono da anni e sono stati semplicemente rinnovati ad esempio a Eraclea, Favignana, Levanzo, Marettimo e San Vito Lo Capo, dove ignorarle può costare fino a 150 euro, ma adesso le multe lievitano e chi trasgredisce a Tropea, Scalea e Gallipoli può rischiare di pagare anche 500 euro. Nel centro turistico pugliese il divieto di girare in costume o a torso nudo, non si limita a vie, strade e piazze, ma vige anche in parchi, giardini e sui mezzi pubblici. E anche in questo caso, il trasgressore può arrivare a pagare 500 euro.













