Pubblicato il: 30/06/2026 – 8:42
«Ci sono giornate che non celebrano soltanto una ricorrenza, ma ci ricordano che dietro un’uniforme, dietro una toga, dietro un camice, dietro ogni funzione esercitata all’interno del sistema penitenziario, vi sono donne e uomini che hanno scelto di servire lo Stato in uno dei luoghi più difficili e meno conosciuti della Repubblica». Inizia così la lettera aperta della Garante regionale dei diritti dei detenuti Giovanna Francesca Russo agli uomini e le donne del sistema penitenziario, in occasione della festa di San Basilide, Patrono della Polizia Penitenziaria.
«Viviamo uno dei periodi più complessi»
«A voi – scrive – appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, ai Direttori degli Istituti, ai funzionari giuridico-pedagogici, agli educatori, agli operatori sanitari, agli psicologi, agli assistenti sociali, ai cappellani, ai volontari, alla Magistratura di Sorveglianza, ai Provveditorati, al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e a tutte le Istituzioni che a vario titolo operano nell’esecuzione penale, desidero rivolgere il mio più sincero pensiero. Viviamo uno dei periodi più complessi della storia recente del sistema penitenziario. Sovraffollamento, disagio psichico, dipendenze, crescente presenza della criminalità organizzata, tensioni operative, aggressioni, carenza di personale e nuove fragilità sociali mettono quotidianamente a dura prova chi è chiamato a garantire sicurezza, legalità e tutela della dignità della persona. Ma oggi non desidero soffermarmi soltanto sulle difficoltà. Desidero parlare a voi, di voi. Di ciò che troppo spesso rimane invisibile. Perché il vostro lavoro inizia quando il cancello si chiude alle vostre spalle. Da quel momento il carcere diventa un mondo che pochi conoscono davvero. Pochissimi comprendono davvero cosa significhi lavorare per ore in un ambiente ad altissima tensione, gestire conflitti, prevenire violenze, scongiurare gesti estremi, affrontare la sofferenza umana senza mai perdere lucidità».










