"Sincera gratitudine per avere mostrato attenzione verso la gravissima situazione che si vive nelle nostre carceri, dove il numero delle persone detenute è da tempo ben superiore a quello della reale capacità di ricezione" e un invito a "persistere" nel "sensibilizzare il Senato e le forze politiche tutte" sono stati espressi dal responsabile nazionale Coordinamento dirigenti penitenziari di diritto pubblico, Enrico Sbriglia, in una lettera inviata al presidente del Senato Ignazio La Russa, alla premier Giorgia Meloni, al presidente della Camera Lorenzo Fontana e al ministro della Giustizia Carlo Nordio.

In una lunga missiva il Coordinamento, che aderisce alla Fsi-Usae, Federazione Sindacati Indipendenti, parla di "condizioni indegne per una nazione civile" cui sono costretti i detenuti" e critica le "farlocche strategie muscolari per contrastare il rischio di possibili rivolte", ispirate a "modelli e procedure securitarie praticate in ordinamenti giuridici illiberali, iconiche di regimi di polizia e di oligarchie".

I penitenziari, inoltre, "non poche volte risultano neanche in grado di accogliere un numero significativo di detenuti ammessi alla semilibertà", la "più sicura delle misure penali alternative", quella che potrebbe "deflazionare in sicurezza la popolazione ristretta".