Oltre la fede del Bfc

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La dura nota dell’Arcidiocesi contro la scelta di ’Città identitarie’, contro l’idea Balbo. Nella foto il vescovo Perego

di Federico Di BisceglieNon poteva mancare la presa di posizione dell’Arcidiocesi sul Festival delle città identitarie. E, in particolare, sull’evento durante il quale si parlerà di Italo Balbo. Il giudizio espresso da palazzo Arcivescovile è molto chiaro: "Il Festival – si legge nella nota – rischia di non interpretare l’identità e la storia di una città, ma guarda ad essa in maniera pregiudiziale e, per certi versi scandalistica, finendo per impoverirla ancora di più, perché non riconosce la reciprocità come un valore fondante la convivenza sociale". Dunque, ancora una volta, un contrasto tra amministrazione e Curia. Ormai non si contano più le crepe: dai concerti in piazza Ariostea, con la querelle Manson-suore della San Vincenzo, passando per il Battiti Live osteggiato dal Capitolo, finendo con la questione migranti. Ma torniamo a Balbo. "L’onestà intellettuale – così l’Arcidiocesi – deve riconoscere la diversità delle figure e delle storie. Balbo, identificato come un personaggio che esprime l’identità di questa città, è stato un aviatore, che ha fatto anche grandi imprese di traversate oceaniche, e per questo va ricordato, ma soprattutto non va dimenticato che è stato un gerarca fascista, che ha limitato la libertà personale e delle associazioni anche della Chiesa sul nostro territorio – condannata dall’enciclica Quadragesimo anno di Pio XI nel 1931 - , interventista nella prima guerra mondiale, dichiarata una ‘inutile strage’ da Papa Benedetto XV, mandante di violenze e anche complice di omicidi nel ventennio, oltre che tra i primi a sostenere le leggi razziali che hanno colpito anche molti ebrei della nostra città". Dunque, sostengono da palazzo arcivescovile, "l’abilità dell’aviatore non deve sminuire, anzi aumentare le responsabilità politiche e morali di un uomo politico che non può essere a fondamento dell’identità di una città, ma ne ha tradito la storia religiosa e culturale. Semmai bisognava ricordare l’arcivescovo Ruggero Bovelli, che ha salvato la città da nuovi bombardamenti, ha difeso gli ebrei, ha evitato vendette nella città dopo la liberazione, che ha ospitato il CLN nel palazzo arcivescovile per dare un governo unito alla città e preparare la democrazia, che ha favorito la ricostruzione". "L’identità di una città – è la conclusione – si costruisce non solo guardando indietro, ma anche avanti, ai nuovi fenomeni sociali e culturali che attraversano la vita della città, come la mobilità umana, interna e dall’estero, l’incontro tra culture e religioni, le nuove famiglie, i giovani universitari, i nuovi Servi di Dio – Suor Veronica, Padre Marcello, la giovane Laura Vincenzi – che testimoniano la vitalità della vita di fede. Senza riconoscere queste presenze e testimonianze, questi fenomeni nuovi di mobilità e governarli, accompagnandoli, si rischia di creare nuove mura non alla città, ma nel cuore e nella mente delle persone, ma soprattutto non far crescere, ma morire una città".