HomeFerraraCronacaPolemica su ‘Città identitarie’: "Basta celebrare Balbo e i fascisti. Ora Ferrara lasci la Fondazione"Un documento firmato da Pd, Civica Anselmo, La Comune e M5S attacca l’incontro dedicato al gerarca "Con soldi tolti al diritto allo studio si riabilita l’organizzatore delle squadre che insanguinarono Ferrara".I banchi delle opposizioni nella sala del consiglio comunale Nel tondo, il gerarca fascista Italo BalboRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciLe opposizioni in Consiglio comunale hanno presentato una mozione che chiede di "ritirare l’adesione della Città di Ferrara dalla Fondazione Città Identitarie" e di interrompere il sostegno a iniziative ritenute di carattere celebrativo del fascismo. Al centro della polemica vi sono il finanziamento del Festival delle Città Identitarie e la scelta di dedicare un evento inaugurale al gerarca fascista Italo Balbo. Secondo il documento, la variazione di bilancio del 14 aprile ha destinato 60mila euro al festival, di cui circa la metà proveniente da fondi inizialmente destinati a "borse di studio, tirocini e stage", scelta che le opposizioni definiscono una sottrazione di risorse al diritto allo studio.
La mozione ricorda inoltre il rinnovo dell’adesione del Comune alla Fondazione Città Identitarie, legata all’associazione CulturaIdentità, con una quota annua di 732 euro, e sottolinea come il progetto sia stato avviato tramite un avviso pubblico con tempi molto ristretti. Al centro delle critiche c’è l’evento inaugurale del festival, intitolato ‘Ferrara città identitaria: da Lucrezia Borgia a Italo Balbo’. Nel programma ufficiale Balbo viene descritto come "uno dei più grandi aviatori della storia mondiale", "uomo carismatico, visionario e di grande temperamento ma molto discusso per la sua adesione al Fascismo", e figura legata alle celebri trasvolate atlantiche degli anni Trenta. Le opposizioni contestano questa rappresentazione, ricordando il ruolo del gerarca come "principale organizzatore di forze paramilitari finanziate dagli agrari" e la sua responsabilità nello squadrismo che "ha insanguinato il territorio ferrarese e altre aree della Valle Padana tra il 1921 e il 1923", oltre all’uccisione di don Giovanni Minzoni.








