Oggi l'assemblea, ma in Borsa EssiLux cede il 2,4%. Occhi sulle mosse di LMDV

Segui Il Giornale su Google Discover

Scegli Il Giornale come fonte preferita

Alla vigilia della resa dei conti sul riassetto di Delfin attesa per oggi in assemblea, il titolo EssilorLuxottica ha perso il 3% a Parigi e il 2,4% a Piazza Affari. Le quotazioni della società si trovano ai livelli più bassi dall'autunno 2022, assai lontano dai 320 euro segnati a novembre. Negli ultimi sei mesi la variazione è stata del -39,4% a Parigi e del -40% a Milano scivolando rispettivamente a 163,5 e 164,15 euro. Questo nonostante i ricavi in crescita a 7,1 miliardi nell'ultimo trimestre. E a conferma che i mercati nonché i soci francesi di EssiLux non gradiscono le soap dinastiche, soprattutto se complicano la gestione delle aziende rallentandone lo sviluppo. Tantomeno se il rischio, nel caso della famiglia Del Vecchio, è uno svuotamento della holding lussemburghese con la cessione delle partecipazioni finanziarie. Compreso il 32,4% di Essilor Luxottica.Nel corso del week end è infatti andato in scena l'ultimo scontro tra gli eredi di Leonardo Del Vecchio: prima è emerso che Rocco Basilico ha scritto al cda di Delfin sottolineando il «clima di forte tensione, forse persino più intenso di quello dello scorso anno» e denunciando che «si è incrinato il rapporto di fiducia tra gli azionisti e il consiglio di amministrazione», tanto che «oggi ci ritroviamo nuovamente in una situazione di stallo che rischia di compromettere il futuro di Delfin». Basilico suggerisce quindi che Delfin riacquisti le partecipazioni dei soci che non hanno più interesse a rimanere nella compagine sociale, finanziandosi attraverso la cessione delle quote in UniCredit, Generali e Mps, oppure distribuendole direttamente ai soci. Per calcolare inoltre quanto vale Delfin, e liquidare così chi vorrebbe uscire, Basilico propone di stimare le partecipazioni finanziarie al 100% del loro valore di mercato, «facilmente liquidabili», mentre su EssilorLuxottica si applicherebbe uno sconto del 25% rispetto alla quotazione di Borsa, percentuale che definisce «nella fascia alta degli sconti generalmente applicati alle holding».