Di Tinto Brass, nato come Giovanni Brass, la biografia ci racconta che abbandonata la legge nonostante la laurea, poco più che ventenne, nel 1957, si trasferisce a Parigi iniziando a collaborare con la Cinématheque di Henri Langlois, lavora sui set di Rossellini e di Joris Ivens, e nel 1963 realizza il suo primo film, In capo al mondo, divenuto poi Chi lavora è perduto, presentato con successo alla Mostra di Venezia, e attaccato duramente dalla censura. A infastidire l’Italia del tempo era la figura del protagonista, un ragazzo ribelle, indocile a ogni regola, che odia la prospettiva del lavoro nella grande industria, e vagando per Venezia – Brass è veneziano pur essendo nato a Milano – cerca le possibilità per la sua rivolta. Cosmopolita, anticonformista, capace di portare sullo schermo suggestioni di altre forme, dal fumetto all’arte, Brass ha una filmografia negli anni Sessanta e Settanta, rimasta un po’ oscurata dai successi e dall’immagine di «regista erotico» affermata negli anni Ottanta da La chiave e dai film successivi, che sta pian piano tornando alla luce.

NE È PROVA la scelta della prossima Mostra di Venezia (2-12 settembre) di affidare la pre-apertura, il 1 settembre, a Col cuore in gola (1967), thriller londinese con protagonisti Jean-Louis Trintignant e Ewa Aulin, nella copia restaurata dal Centro sperimentale di cinematografia di Roma. Il film, che rientra nel programma di Venezia Classici, era stato presentato fuori concorso alla Mostra nel ’67, ispirato al romanzo Il sepolcro di carta di Sergio Donati – la sceneggiatura è dello stesso Brass con Francesco Longo e Pierre Lévy-Corti – come altri film del periodo realizzati nella capitale londinese quali Nerosubianco (1969) e Dropout (1970) ha tra i riferimenti dichiarati la pop art e il fumetto, come consulente e grafico, Brass chiamo infatti Guido Crepax. «Gli ho chiesto di disegnare tutta una serie di tavole per i momenti d’azione, e sono una cosa abbastanza rara perché costituiscono uno dei pochi lavori di Crepax a colori e, oltre a essere molto belli, mi servivano come story-board» diceva Brass in un’ intervista dell’epoca.