Presidente mi ridia la libertà di muovermi (e curarmi) fuori da casa mia. Tinto Brass scrive al Presidente della Repubblica sull’annosa vicenda della frana di Isola Farnese, fuori Roma, che impedisce da mesi ai suoi abitanti la possibilità di spostarsi oltre le vie del borgo medioevale. “Signor Presidente, sono Tinto Brass”, scrive il regista di L’uomo che guarda echeggiando una canzone di Brassens. “Le scrivo dal borgo di Isola Farnese, in cui risiedo da oltre mezzo secolo, affidando queste mie parole — poiché le mie condizioni di salute non mi consentono altro — a mia moglie Caterina. Mi rivolgo a Lei, nella Sua più alta carica istituzionale dello Stato e quale Garante della Costituzione, per sottoporre alla Sua cortese ed illuminata attenzione una vicenda al tempo stesso collettiva e personale: la testimonianza di un’emergenza che oggi grava su un’intera comunità”. Brass ricorda che Isola Farnese non è solo una dimora per lui , ma “il luogo in cui ho amato, lavorato e dato forma alla mia opera, scrivendo e montando ogni mio film”. Isola Farnese è stata colpita due volte da eventi franosi nel gennaio scorso sbriciolando il costone su cui sorge il Castello Farnese e precludendo per quattro mesi ogni possibile via d’accesso al borgo isolandone gli abitanti.
Tinto Brass scrive una lettera a Mattarella: "Presidente mi ridia la libertà di muovermi (e curarmi) fuori da casa mia. Mi restituisca restituirgli la strada e con essa la libertà e la dignità"
Il regista chiede al Presidente della Repubblica una soluzione definitiva per la frana che isola il borgo di Isola Farnese da mesi.








