Ora è ufficiale: il commercio nel Centro storico Unesco e nelle cosiddette “Buffer zone”, così come a Chiaia e in altri punti sensibili, anche per la movida, è di nuovo free. Per tre anni, a tutela della parte antica della città, ci sono state restrizioni forti, non si potevano aprire nuove botteghe di “food and beverage” ma erano possibili solo i subentri. Ieri, con il via libera del Consiglio comunale, si è tornato all’antica, ma con regole più stringenti. Chi intende aprire questo tipo di attività deve attenersi a criteri molto rigidi che riguardano la sicurezza del lavoro, l’igiene, spazi adeguati non inferiori ai 30 metri quadri e il certificato di insonorizzazione del locale. Criteri che determinano un punteggio, a seconda della zona dove si intende aprire l’esercizio commerciale, sotto al quale non si può scendere altrimenti non si ottiene la licenza.
La delibera porta la firma dell’assessora al Commercio Teresa Armato. «Il Piano - spiega la Armato - elaborato in collaborazione con la Regione, le associazioni di categoria e la commissione comunale competente, mira a garantire che le attività commerciali possano operare nel cuore della città con regole chiare orientate alla qualità. Il sistema di punteggi che considera requisiti strutturali e gestionali, disciplina le nuove aperture nelle quattro aree in cui è suddiviso il territorio interessato, con previsioni specifiche per alcune strade: a San Gregorio Armeno potranno insediarsi esclusivamente attività di artigianato dei pastori, mentre Port’Alba sarà riservata alle librerie. Il piano che abbiamo approvato non è un atto di chiusura nei confronti delle imprese, ma al contrario uno strumento pensato per consentire alle attività commerciali di tornare a fare impresa in tutta la città, a partire dal suo centro storico patrimonio Unesco». Le 4 zone a cui allude la Armato sono così suddivise: una «zona A» che è quella di maggior pregio che a sua volta è divisa in tre fasce di colori: l’area rossa con dentro i Decumani. Cioè quella che la stessa Unesco ha definito il luogo dove c’è «lo spirito di Napoli». E non deve essere stravolta né dall’overtourism né dal commercio estremo e privo di qualità. Poi il lungomare, i Quartieri spagnoli e l’area di Chiaia dove bisogna tenere gli standard più alti. Quindi, la zona arancione e quella gialla dove gli standard sono diversi. Le zone cuscinetto sulla mappa sono quelle di colore azzurro. Dove la pressione del commercio è intensa, ma non va a toccare il Centro Storico Unesco. Infine c’è la cosiddetta «buffer zone», l’area cuscinetto che circonda il centro storico, che nella mappa allegata alla delibera è colorata d’azzurro. Napoli, moto a tutta velocità in via Orazio, paura tra i residentiSalta invece la delibera sugli orari della Movida fracassona che tanti ricorsi ha fatto perdere al Comune. Salta perché è mancato il numero legale su una delibera da 300mila euro proposta dall’assessore Edoardo Cosenza, soldi che servivano per i lavori al terzo anello del Maradona. Lavori e cantieri comunque non a rischio. A chiamare il numero legale è stato Salvatore Guangi di Fi, dopo che Gennaro Esposito, uscito dalla maggioranza, aveva bocciato la stessa delibera. Perché secondo il Consigliere «non era ben chiarito che con il restyling del Maradona viene tolta la pista di atletica». Passa invece la delibera proposta dall’assessore al Verde Vincenzo Santagada con la quale sono stati sbloccati i fondi dell’imposta Iresa sulle emissioni sonore degli aerei. Operazione che ora consente di destinare 1,4 milioni, per «interventi di compensazione ambientale e indennizzo per le popolazioni esposte al rumore dei voli su Capodichino, e 226mila euro per una campagna di monitoraggio acustico in convenzione con Arpac».






