RABAT – La gravità smette di essere un limite e diventa uno spazio di libertà. È ciò che accade sotto lo Chapiteau Mawsim della Kasbah Gnaoua Sidi Moussa a Salé, città gemella di Rabat, separata dalla capitale solo dallo scorrere del fiume Bouregreg. Qui, dove la precarietà sociale morde spesso le speranze dei più giovani, il circo contemporaneo diventa strumento di emancipazione, dignità e cooperazione internazionale. L’occasione è il debutto di "Awal Qalam 2026", espressione araba che significa letteralmente "prima parola", ma che evoca anche il primo strumento di scrittura. Per gli allievi del terzo anno dell’École Nationale du Cirque Shems’y, queste repliche - andate in scena il 25, 26 e 27 giugno - rappresentano l’esordio ufficiale sulla scena pubblica. Non più solo studenti, ma artisti che prendono la parola attraverso il linguaggio del corpo.
L’edizione di quest'anno ruota attorno ad una parola densa di futuro: "Devenir" (Diventare). Una riflessione poetica e acrobatica sulle metamorfosi, sui sogni e sulle scelte nel delicato passaggio tra l'adolescenza e la vita professionale. A guidare i ragazzi in questa ricerca scenica è il regista italiano Boris Vecchio, la cui direzione artistica sigilla una forte sinergia con l'Istituto Italiano di Cultura di Rabat. "Ho assistito a uno spettacolo che non dimenticherò", ha commentato l'ambasciatore d'Italia in Marocco, Pasquale Salzano. "Negli sguardi di questi ragazzi, molti dei quali provenienti da contesti di grave fragilità economica e sociale, ho visto la determinazione di chi non accetta di arrendersi. La capacità di trasformare la propria vulnerabilità in disciplina, forza e arte. Sul palco mostrano, semplicemente, ciò che stanno diventando: cittadini liberi".










