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Ultimo aggiornamento: 9:10
Pugni alzati. Bandiere al vento. Slogan urlati a squarciagola: “Libertà, dignità, giustizia sociale”. Dalle piazze di Rabat ai boulevard di Casablanca, fino ai vicoli di Marrakesh e Agadir, la Generazione Z marocchina ha riempito le strade nella più grande mobilitazione dai tempi delle Primavere arabe. Nessun leader, nessun partito, nessun sindacato: il cuore della protesta è online, nato il 18 settembre su un server Discord chiamato GenZ 212, che in pochi giorni ha superato i 120mila iscritti.
Le manifestazioni non sono un fulmine a ciel sereno. La scintilla urbana si innesta su un malcontento che ribolle da mesi nelle aree più marginali del Paese. Già quest’estate, nei villaggi della provincia amazigh di Azilal, la gente era scesa in strada contro lo squilibrio nello sviluppo tra i grandi centri e le montagne. Qui il disagio non è solo sociale, ma affonda le radici in una marginalizzazione storica: strade dissestate, servizi sanitari assenti e acqua potabile scarsa. “Pensano solo all’immagine internazionale, non ai nostri bisogni quotidiani”, accusano gli abitanti, chiedendo medici stabili, riforme edilizie più eque e accesso garantito all’acqua.











