Il rapporto tra la Spagna e il Marocco è una relazione tra due Regni, tra due paese retti da monarchie ben solide. Un legame storico favorito dalla vicinanza geografica, da scambi culturali radicati nel sud dell’Andalusia, o persino da influenze linguistiche con l’idioma castigliano che è una seconda pelle a Tetuán o a Tangeri, la più occidentale delle città marocchine.

Talvolta è la geopolitica a ridestare passioni, con le cicliche rivendicazioni di Rabat sulle enclave contese – si pensi a Ceuta e Melilla – o con il destino da attribuire ad una ex colonia spagnola, la regione sud-sahariana rivendicata dal Fronte Polisario ma dai tempi della “Marcia verde” del 1975 sotto il rigido controllo marocchino.

Il re Muhammad VI, malgrado promesse e ammodernamenti più o meno riusciti, non è riuscito a sradicare il fenomeno dell’emigrazione massiccia verso l’Occidente. Un flusso che trova un approdo sicuro, naturale, nelle coste spagnole. Non è un caso che la comunità marocchina sia una delle più numerose in terra iberica, quasi un milione i residenti legali, impiegati sotto le serre sterminate della piana di Almeria o tra i campi di fragole di Huelva, e a consolidare la presenza etnica in quartieri storici di Madrid e di Barcellona.