Quando RAM e storage costavano cifre proibitive, software, sistemi operativi e database nascevano con vincoli durissimi; quando il costo per gigabyte è crollato, molte architetture hanno iniziato a trattare la capacità come una risorsa quasi ordinaria. Quasi, appunto. Il lavoro pubblicato dal progetto Stanford DAM rimette ordine in questa lunga traiettoria, raccogliendo dati storici e attuali su DRAM, NAND flash e HBM, cioè le 3 famiglie di memoria che oggi incidono in modo molto diverso su PC, server, SSD e acceleratori per l’intelligenza artificiale.
Il dataset di John C. McCallum, usato come base per la DRAM fino al 2024, include informazioni che risalgono addirittura al 1957, quando la memoria a flip-flop o a nuclei magnetici aveva costi oggi quasi inconcepibili. Da allora il prezzo per megabyte, poi per gigabyte, ha seguito una discesa enorme, ma non lineare: crisi di offerta, transizioni tecnologiche, fine vita di alcune generazioni e nuove domande di mercato hanno creato salti, pause e distorsioni. Stanford DAM prova a rendere questa evoluzione leggibile con grafici interattivi, dati scaricabili e una distinzione chiara tra prezzi retail, stime industriali e valori modellati.














