Scandalo in Scozia dopo l’inchiesta che coinvolge uno dei principali fornitori del settore: le accuse riguardano l’uso di sostanze chimiche in un allevamento di salmoni con certificazione biologica.

Il salmone biologico è al centro di un nuovo scandalo in Scozia. Uno dei principali produttori, fornitore di storiche catene di supermercati, è finito sotto inchiesta per aver utilizzato formaldeide in un suo allevamento nel sud-ovest del Paese, una pratica che, se confermata, costituirebbe una grave violazione delle norme che regolano la produzione biologica e la sicurezza della filiera alimentare. L’indagine è stata avviata dall’Agenzia scozzese per protezione dell’ambiente (SEPA), a seguito delle denunce presentate dalla Green Britain Foundation (GBF), secondo cui la sostanza chimica – tra i principali cancerogeni per l’uomo – sarebbe stata riversata nel Loch Garasdale, un lago di acqua dolce dell’Argyll, per “favorire il programma di allevamento”.

La formaldeide, classificata come cancerogeno umano certo (gruppo 1) dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) è severamente regolamentata per l’uso ittico, dove la sua forma idrata (nota come formalina), vietata in Italia e nell’Ue, è legale ma rigidamente normata nel Regno Unito. Come farmaco veterinario, la formalina viene utilizzata su prescrizione per il trattamento di parassiti e infezioni fungine, sebbene sia generalmente non ammessa nelle produzioni biologiche certificate. Salmone “biologico” con formaldeide: la denuncia della GBF Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della GBF, l’azienda produttrice di salmone biologico Cooke Aquaculture avrebbe utilizzato una soluzione liquida di formaldeide (formalina) nel suo stabilimento sul lago scozzese di Garasdale.