Nel maggio scorso, mentre il Presidente americano Donald Trump e quello cinese Xi Jinping si stringevano la mano a Pechino e assicuravano una “relazione costruttiva per una stabilità strategica” tra i due Paesi, la Federal Communications Commission (FCC) degli Stati Uniti stava mettendo a punto una proposta regolatoria sulle infrastrutture di telecomunicazione di tutt’altro tenore.Le nuove norme, approvate dalla Commissione il 25 giugno, prevedono stringenti controlli di sicurezza sui cavi sottomarini che collegano il territorio americano al resto del mondo, introducendo l’esclusione dalle forniture degli operatori considerati non affidabili e un regime accelerato per quelli considerati sicuri. Il documento estende la cosiddetta presunzione di inidoneità (“presumptive disqualification”) alle offerte di apparecchiature e infrastrutture presentate da entità controllate o soggette alla giurisdizione di un “foreign adversary”.Le disposizioni restringono ancora di più le maglie del mercato dopo che lo scorso anno la FCC aveva già introdotto questa presunzione nei confronti di una “covered list” di apparecchiature riconducibili a soggetti accusati di rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale. In quell’elenco rientrano diverse aziende cinesi quali Huawei, ZTE, China Telecom e China Mobile. Ora il perimetro si allarga ancora di più, includendo un insieme potenzialmente molto più ampio di imprese della Cina o di altri Paesi ritenuti ostili.Indice degli argomenti
Cavi sottomarini, così i permessi diventano leva di potere globale - Agenda Digitale
Le nuove regole della FCC rafforzano i controlli sui cavi sottomarini e sui fornitori considerati rischiosi. Dalla Cina allo Stretto di Hormuz, autorizzazioni, permessi e gestione delle infrastrutture digitali diventano strumenti di pressione geopolitica sulla connettività globale








