È cifra tonda per Vespa e Apple: compie 80 anni la prima (23 aprile 1946), 50 la seconda (1 aprile 1976). Una coincidenza per due marchi che si specchiano nel posizionamento, nella conoscenza globale, nella percezione premium dei consumatori o meglio dei rispettivi fan, disposti a pagare di più per avere il prodotto.Viene quasi da pensare a due oggetti provenienti da universi paralleli, da un altro tempo e da un altro spazio, che gli scienziati chiamano stringhe. Ci potrebbe stare: in fondo la Vespa è una sequenza ordinata di caratteri – motori, versioni, allestimenti, mode, linguaggi – trattata come una sola unità di dati.Raccontare gli 80 anni di un simile oggetto, festeggiati a Roma dal 25 al 28 giugno nell’annuale maxiraduno in cui i vespisti di tutto il mondo si uniscono, è anche un po’ sfidare un mito. L’inizio di Vespa è quello di un ingegnere aeronautico che non sopporta le motociclette. Ma Corradino d’Ascanio mette tutto il suo ingegno in quel che oggi si definirebbe hardware. Nel prodotto, anche se non in modo ossessivo come farà più avanti Steve Jobs nei suoi device, Mac o iPhone che sia. Vespa da nome comune diventa nome proprio, per ridiventare nome comune a livello globale, crescendo insieme a un’Italia uscita distrutta dalla guerra e poi incamminatasi verso il boom economico. I numeri li prendiamo dalla Piaggio: Vespa sarà prodotta presto in 13 Nazioni e commercializzata in 114 Paesi nel mondo. Nel 1946, la nuova due ruote costa cinque o sei volte lo stipendio mensile di un operaio – 10 mila lire –, cosa che non le consente una partenza sprint sul mercato. Ma presto tutto cambia: nel novembre del 1953 la produzione di Vespa tocca i 500 mila pezzi, nel giugno 1956 arriva la milionesima Vespa, nel 1960 supera il traguardo dei 2 milioni di unità prodotte, dei 4 nel 1970, oltre 10 nel 1988, fino a quasi 20 milioni di oggi.I Vespa Club nati in Italia impazzano a livello internazionale, fanno da social – si direbbe oggi – nella fortuna mediatica della due ruote. In mezzo, succede di tutto. Perfino un tentativo di pensionamento finito malissimo, con la Cosa, supposta erede della PX fra il 1988 e 1995. Fingete di non aver letto, dimenticatelo.La Vespa, nel frattempo, si trasforma in uno strumento di mobilità, di lavoro, di discussione, di letteratura, di sogni, di viaggi, di red carpet. Sì, diventa anche una star del cinema soprattutto grazie al film di William Wyler del 1953 “Roman Holiday”, dove è attrice protagonista insieme ad Audrey Hepburn e Gregory Peck. Si sa che non erano stati loro la prima scelta, meno noto è che la Vespa irruppe nella sceneggiatura dopo essere state scartate altre esperienze, tipo mandare i due attori a bordo di una “botticella” romana, la carrozzella a cavallo. Questo film, più dei tanti in cui la due ruote sarà impegnata nei ciak, la consacra a livello mondiale. È il trionfo dell’immaginario collettivo, di cui il prodotto – che non chiameremo né motoretta come si diceva allora, né scooter perché questo è il nome di tutti gli altri – non farà più a meno.Gli anni ‘60 iniziano con il boom economico e finiscono con il botto dei sanpietrini sessantottini, volendo da Enrico Mattei a Herbert Marcuse. La Vespa si fa anche 50cc nel 1963, dopo che la politica impone la targa obbligatoria per gli scooter con cilindrata superiore appunto a 50cc. Il “Vespino” piace alla gente che piace, molto alle donne che il marketing Piaggio ha già da tempo nei suoi piani di crescita.La Vespa strapiace anche agli americani: “Maybe your second car shouldn’t be a car”, è uno dei claim creati nel 1965 dall’agenzia pubblicitaria Carl Ally, su richiesta della società importatrice di Boston, la Vescony Inc. E poi venne il tempo della mela, non morsicata come quella della Apple di Cupertino. Quando si dice universi paralleli: il frutto di Jobs viene disegnato da Rob Janoff nel 1977, lo stesso anno in cui a diecimila chilometri di distanza nasce il “Vespone”, la PX. Icona di vendite per Piaggio con oltre tre milioni di unità, icona per tutti noi quando un altro film, “Caro diario” del 1993, la renderà attrice protagonista sempre per le strade di Roma con a bordo Nanni Moretti.“Chi ‘Vespa’ mangia le mele” è il claim più famoso dell’agenzia Leader, che – nella comunicazione sempre al centro della storia di questo prodotto – cerca e trova un linguaggio diverso per un prodotto diverso. Forma volutamente asintattica, disegno e colori ispirati alla Pop Art. «Stupendo, fa pensare perché è assurdo» risponde a domanda sull’efficacia della campagna Patty Pravo. Il claim completo contiene una seconda riga, “chi non ‘Vespa’ no”. È rottura dopo il celebre “Vespizzatevi” precedente, è strada aperta ad altre provocazioni nei primi anni ’70 in competizione aggressiva con le automobili: «Le sardomobili si rubano l’aria / respira ‘chi Vespa».Nel 1996, anno del cinquantenario, a Roma viene presentata la gamma Vespa ET4 ed ET2, una delle ultime presenze pubbliche di Giovannino Agnelli che da lì a poco scomparirà prematuramente. Il modello ET4 è la prima Vespa della storia spinta da un motore 4 tempi, declinata nel 2000 anche in versione 50cc. Nel 2003 nasce le GTS, la Granturismo 200L e 125L, seguita nel 2005 dalla 250 a iniezione elettronica, fin su alle 300 del 2008, che cede lo scettro della Vespa più potente mai costruita alla fine del 2024 alla 310 da 25 Cv.C’è molto altro, nel 2018 anche una prima Vespa elettrica. Il mercato non se ne accorge, nei comunicati stampa degli 80 anni della Piaggio è appena citata e non è un buon segno. Vespa è Apple? L’iPhone di Pontedera è forse la GTS, anche se il cellulare di Cupertino nel 2007 ha reinventato il telefono (come diceva Jobs), mentre la Granturismo attuale è soltanto evoluzione della specie. Di sicuro, entrambi i prodotti - come tutte le rispettive filiere - sono fonte di guadagni pazzeschi per chi li produce. Ma se c’è una cosa che inclina questi universi paralleli, è una domanda su quanto entrambi i marchi investano in ricerca. Intesa sia come innovazione tecnica che, più filosoficamente, come pensiero del proprio futuro. Nel 2003, Vespa e Piaggio sono passati sotto il controllo di Roberto Colaninno, imprenditore noto fin dai tempi della Olivetti e successivamente definito un “capitano coraggioso” nella scalata a Telecom.La spinta a un nuovo prodotto come GTS, così come a una internazionalizzazione produttiva del gruppo, con fabbriche in Vietnam e in India, sono opera sua, la cui gestione è ora passata ai figli Michele e Matteo.Al di là dei conti che tornano stellari, Apple è stata accusata più volte di riproporre il solito iPhone, poi uno scatto e zittisce tutti. Vespa è rimasta sempre la stessa, al riparo di un design ineguagliabile e di una funzionalità adatta ai tempi. È leader e non follower, tornando a Jobs. Ma quanto rischia, stando ferma in una competizione globale sempre più veloce, un “non ci hanno visto arrivare”, parafrasando (come va di moda in politica) il fortunato titolo di Lisa Levenstein?
Ottant'anni da Vespa
Un'icona italiana nata nel 1946 che ha conquistato il mondo grazie al suo design unico. Da protagonista nelle pellicole cult al nuovo modello GTS, lo scooter Pi
















