ROMA – Il cambiamento è una delle poche certezze della vita ma nel perpetuo avvicendamento cosmico e terreno, alcune geniali invenzioni come la Vespa rappresentano una rincuorante ancora sentimentale. Nata nel 1946 assieme alla Repubblica Italiana per mano dal progettista aeronautico Corradino D’Ascanio, l’atemporale icona Piaggio appartiene al ricordo di tutti tanto da echeggiare dall’Occidente all’estremo Oriente abbracciando mobilità, moda, ingegneria, design, tecnologia e avventure on the road con stilosa irriverenza.

Dal brevetto depositato il 23 aprile di ottant’anni fa, la Vespa ha superato le 20 milioni di unità prodotte (di cui 2 milioni nell’ultimo decennio) e nel diffondersi epoca dopo epoca nei cinque continenti, ha unito culture lontane diventando un marchio universalmente ammirato.

I primi capitoli della storia iniziano sulle ceneri della fabbrica di Pontedera bombardata dagli alleati. Qui si producevano aerei dal 1925 ma dopo il trauma bellico, l’industria toscana vira sulla costruzione di pratici ed economici motorini. Il contributo del Piano Marshall accelera l’operazione rilancio ed in pochi anni, la Vespa metterà le ruote ad un’Italia da ricostruire. I venti di creatività, libertà e riscatto spirano con fervore nella sperimentale Officina 8 dello stabilimento dove prendono forma le rivoluzionarie fisionomie della prima Vespa 98cc. Il fortunato nome fu invece coniato dallo stesso Enrico Piaggio che osservando i fianchi tondeggianti e la vita stretta del prototipo MP6, esclamò: “Sembra una vespa!”.