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Il 23 aprile del 1946 nasceva un’icona dello stile italiano ancora attuale

"Motocicletta a complesso razionale di organi ed elementi con telaio combinato con parafanghi e cofano ricoprenti tutta la parte meccanica". Con questa formula il 23 aprile 1946 - ottant'anni fa minuto più minuto meno - la formula magica della Vespa venne depositata all'Ufficio centrale dei brevetti per invenzioni, modelli e marche del ministero dell'Industria e del Commercio di Firenze dalla Piaggio & C. SpA di Pontedera. Una descrizione ben poco poetica per un oggetto che per gli otto decenni successivi la poesia se la sarebbe presa a furia di capelli al vento, di gite sui colli bolognesi "con le ali sotto ai piedi se hai una Vespa Special che ti toglie i problemi", di vacanze romane e di giri per Garbatella e Spinaceto.

La Vespa è ancora oggi modernissima, una tipa da museo, la potete vedere che sorride come la Gioconda al MoMA di New York, un vanto semovente del made in Italy e del talento di unire funzionalità e bellezza, che il design è questa magia qui. Per quante versioni ne possano essere state prodotte, con cilindrate e motorizzazioni differenti, cambi manuali e automatici, optional che apparivano e scomparivano, la sua forma sinuosa è sempre stata inconfondibile in tutto il mondo, figa, cool, chic, special, trendy, bella da truccata e da non truccata. Che poi, la Vespa, nacque quasi per caso, come tutte le cose belle. La Piaggio fino ad allora aveva costruito aerei, elicotteri, autocarri, funicolari, binari. Tutto tranne gli scooter. Ma si era nel primissimo dopoguerra, l'Italia andava reinventata e motorizzata, andava di corsa ed Enrico Piaggio pensò così di produrre una due ruote leggera e innovativa che ronzasse per le città e le campagne, una zanzara, no, una mosca, no, una vespa. Per essere sicuro che non somigliasse a nulla di ciò che era stato prodotto fino ad allora in materia di motorette, ebbe la bella pensata di affidare il disegno a Corradino D'Ascanio, che le motociclette non solo non le aveva mai progettate ma le odiava proprio: odiava, ad esempio, il fatto di dover scavalcare la struttura tubolare dei modelli in voga e così nacque la scocca portante che rendeva inutile il tunnel centrale; trovava inconcepibile il fatto che il motore potesse sporcare gli abiti e decise di coprirlo con il telaio e la Vespa divenne improvvisamente una roba da bancario con il completo scuro, da signora in abito da cocktail; sapeva bene con quale frequenza la ruota si danneggiasse sulle strade butterate dell'epoca e ne aggiunse una di scorta dietro al sedile. Poi mutuò molte soluzioni aeronautiche e la Vespa fu pronta il 24 marzo 1946, un mese prima del brevetto, alla Mostra della Meccanica e Metallurgia a Torino, dove incuriosì molti addetti ai lavori e spinse diversi venditori a stipulare contratti di acquisto en primeur.