Più che uno scooter, una storia d’amore. Che, come tutte le storie d’amore, a chi la guarda da fuori può sembrare ridicola, esagerata, magari un po’ cringe, come dicono i ragazzi di oggi. Ma al cuore, si sa, non si comanda... e quando si entra nel tunnel del “vespismo”, uscirne è quasi impossibile.

Difficile, per il sottoscritto, dire quando è cominciata questa passione per la Vespa. C’è stata sempre, mi pare. Da bambino avevo un vespone giocattolo a pile, regalato chissà da chi. E d’estate, in vacanza a Rimini nel pieno degli anni Ottanta, ricordo le tantissime vespe Px che sfrecciavano sul lungomare. Alcune appena uscite dal negozio, altre mezze scassate. Alcune con le carrozzerie lucidate, altre piene di adesivi di Snoopy o dei Rolling Stones. Alcune con le bandiere inglesi in stile mods, altre più tamarre con la sella “yankee” e gli altoparlanti della radio. A me piacevano tutte. Ma una in particolare: era azzurra, con la sella bianca e il paraspruzzi sotto la targa. Il proprietario sapeva addirittura impennare, cosa difficilissima con questo tipo di mezzo (io non ci sono mai riuscito).

È passato diverso tempo prima che ne comprassi una anche io. Avevo già più di vent’anni, ma ero emozionato come un bambino. Era una ET4 125, di quelle senza marce, color panna. Naturalmente usata. È stata la prima avventura, bella e divertente, ma il vero amore è arrivato qualche anno dopo, quando sono andato dal concessionario e ho comperato una meravigliosa Vespa Px 125 bianca, proprio come quelle che vedevo da bambino sul lungomare di Rimini, con le marce sul manubrio, il pedale per frenare e quel caratteristico rumore del motore a due tempi che ancora oggi mi fa girare ogni volta che lo sento. La prima sera l’abbiamo passata, io e lei, a girare senza meta per Milano, tipo film di Nanni Moretti. Così, giusto per conoscersi meglio. Sentivo uno strano odore di olio bruciato, ma il giorno dopo il meccanico mi ha rassicurato: «È normale, quando è nuova, qualche giorno e non sentirà più niente».