La conversione in legge del Decreto Lavoro del 1° maggio rappresenta un passaggio importante nel quadro delle politiche occupazionali italiane. Il provvedimento affronta temi centrali per il mercato del lavoro, dalla proroga degli incentivi per l’assunzione di giovani e donne all’introduzione del principio del cosiddetto «salario giusto», fino al rafforzamento delle tutele in alcuni comparti particolarmente esposti e alla valorizzazione della contrattazione collettiva quale strumento di regolazione del rapporto di lavoro.

Si tratta di misure che vanno accolte positivamente perché confermano la volontà di sostenere l’occupazione stabile e di rafforzare la qualità del lavoro. È altrettanto apprezzabile il riconoscimento del ruolo della contrattazione collettiva di qualità fatta da associazioni e sindacati che tutelano davvero il lavoro, che costituisce uno degli strumenti più efficaci per garantire equilibrio tra tutela dei lavoratori e competitività delle imprese.

Tuttavia, se osserviamo il provvedimento dalla prospettiva delle imprese del Mezzogiorno, emerge con chiarezza un limite che da anni caratterizza le politiche del lavoro nel nostro Paese: continuiamo a rispondere con misure temporanee a problemi strutturali.