La polizia cerca Shahadat Hossain anche tra le persone che potrebbero averlo aiutato a fuggire. Verifiche sui suoi legami nella comunità bangladese.

Proseguono senza sosta le ricerche di Shahadat Hossain, 43enne sospettato di essere l'autore del triplice omicidio avvenuto nella serata di venerdì 26 giugno in un appartamento di Casalotti, quartiere nella periferia nord-ovest di Roma. Sono salite a settanta le segnalazioni arrivate alla squadra mobile, che ha diffuso una foto dell'uomo che avrebbe ucciso a colpi di mannaia Kamal Uddin, sua moglie Jahan Momotaj e la figlia di 8 anni Alowa. Le forze dell'ordine presidiano ogni varco di uscita dal Paese e si sta cercando di capire se qualcuno possa averlo aiutato, magari fra i suoi compagni del partito nazionalista-conservatore BNP. Anche per questo la polizia è impegnata in varie perquisizioni domiciliari.

Si cerca Shahadat Hossain Al momento Shahadat Hossain sembra sparito nel nulla. Tutte le segnalazioni giunte dopo che la polizia ha diffuso la foto dell'uomo sono state verificate, ma non hanno portato ad alcuna traccia concreta. Gli agenti stanno controllando casolari nelle campagne intorno a Casalotti, ma anche in Ciociaria. Lo stesso 26 giugno, giorno della strage, infatti, Hossain aveva ottenuto il permesso di soggiorno dalla questura di Frosinone. Oltralpe si cerca soprattutto in Inghilterra, dove l'uomo risiedeva fino all'anno scorso e dove si trovano ancora la moglie, da cui si sarebbe separato, e i figli. Non è esclusa l'ipotesi che si sia tolto la vita nelle ore successive al delitto di via Montiglio, per cui attenzione è data anche al Tevere e agli altri corsi d'acqua. I rapporti nella comunità del Bangladesh a Roma Le indagini si concentrano anche sui rapporti interni alla comunità bangladese della Capitale. Secondo quanto riferito da Amir Uddin, il figlio ventenne sopravvissuto e ricoverato al Policlinico Gemelli con gravi ferite alla testa, il padre Kamal aveva chiesto alla comunità di allontanare Hossain perché manifestava atteggiamenti ossessivi e anche persecutori nei confronti della moglie Jahan. I due si conoscevano e, secondo la testimonianza del coinquilino di Shahadat e commerciante, la donna avrebbe aiutato il presunto killer a trovare casa dicendo che era un suo parente. Secondo altre testimonianze la loro amicizia risalirebbe a quando vivevano a Noakhali, città nella parte meridionale del Paese natale. L'ossessione emergerebbe anche da un post sui social del giorno precedente la strage: "Un uomo non solo muore da solo, muore se stesso e lascia gli altri come sono morti. Ecco perché dovresti morire con i tuoi cari quando muori. Così nessuno deve soffrire per nessuno".