Il 43enne ha sterminato un'intera famiglia in via Montiglio prima di fuggire. Dietro il triplice omicidio l'ombra di un movente passionale e i contrasti con la comunità bengalese che aveva indetto un'assemblea per allontanarlo

È ancora caccia all’uomo a Roma dopo la strage di via Montiglio, nel quartiere di Casalotti, dove venerdì sera un’intera famiglia è stata sterminata. A perdere la vita sono stati Kamal Uddin, la moglie Jahan e la figlia Arowa di appena 8 anni. L’unico a salvarsi è stato il figlio maggiore della coppia, il ventenne Amir, sfuggito per un soffio alla furia dell’assassino che ha tentato di colpire anche lui prima di dileguarsi a piedi. Il principale sospettato è Shahadat Hossain, un cittadino di 43 anni attualmente ricercato dalla polizia, che ne ha anche diffuso le foto. Un connazionale delle vittime, un collega di lavoro del figlio sopravvissuto, diviso tra l’Inghilterra, dove vive la sua famiglia, e l’Italia, dove si era trasferito appena sei mesi fa e dove aveva ottenuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari dalla Questura di Frosinone in quanto richiedente asilo.

L’aiuto della vittima per trovare casa e il racconto del coinquilino

Come ricostruito da Il Messaggero, il profilo di Hossain presenta diverse zone d’ombra. L’uomo ha una moglie e dei figli che vivono stabilmente a Londra, città in cui ha risieduto a lungo prima di trasferirsi in Italia. Ufficialmente residente a Frosinone, Hossain si era stabilito a Roma da circa sei mesi. A Roma, ironia della sorte, era stato proprio una delle vittime, Kamal Uddin, ad aiutarlo a integrarsi. Kamal aveva infatti chiamato il datore di lavoro del connazionale Ali Ahamad per chiedere una sistemazione e un posto letto per l’amico.