A Palermo c’è un momento in cui il capoluogo sembra trattenere il respiro e poi arrestarsi di colpo: le corsie si assottigliano, gli scooter cercano varchi impossibili, le auto avanzano di pochi metri per poi immobilizzarsi di nuovo. Non è una suggestione né una lamentela da bar: nel 2025 la città ha registrato il livello medio di congestione più elevato d’Italia, toccando il 51,3% secondo il TomTom Traffic Index.

Tradotto in termini concreti, nel capoluogo siciliano un tragitto richiede oltre la metà del tempo in più rispetto a condizioni di scorrimento regolare. Percorrere 10 chilometri comporta in media 22 minuti e 8 secondi; nelle ore di punta serali il tempo sale a 28 minuti e 2 secondi, con una velocità media di appena 21,4 km/h.

È la misura di una fatica quotidiana: gli automobilisti palermitani perdono fino a 98 ore l’anno bloccati negli ingorghi, l’equivalente di più di quattro giorni pieni. Emblematica la data di martedì 8 aprile 2025, il giorno peggiore dell’anno, quando alle 18:00 la congestione ha toccato un picco del 152%.

Il primato del capoluogo è la punta dell’iceberg di una criticità diffusa sull’intera Isola. Dai dati emerge un’emergenza regionale: Catania presenta livelli di saturazione elevati, con una congestione del 47,1% e 103 ore annue perse nel traffico; più a nord, anche Messina fa i conti con code persistenti, attestandosi al 39,1%.