Il 9° Rapporto MobilitAria 2026 offre un bilancio severo della transizione ecologica nelle aree metropolitane siciliane. Da Palermo a Catania, passando per Messina, l’isola restituisce l’immagine di un territorio diviso: a timidi segnali di innovazione urbana si contrappongono ritardi strutturali cronici, congestione endemica e un impatto ambientale spesso intrecciato con le attività portuali. MobilitAria 2026 è stato presentato a Roma da Kyoto Club e Dipartimento Scienze del sistema terra e tecnologie per l'ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Qualità dell’aria, un paradosso evidente
Con i futuri limiti giornalieri fissati dalla Direttiva europea 2024/2881 (in vigore dal 2030), il quadro diventa allarmante. Da un lato, Catania e Messina registrano per il PM2,5 valori medi annuali tra i più bassi d’Italia (10 µg/m3). Dall’altro, Palermo conquista la “maglia nera” nazionale per i superamenti giornalieri di PM10, arrivando a 100 giorni: un dato peggiore persino di Milano (96) e Torino (59). Decisamente più contenuti gli sforamenti per il PM10 a Catania (22) e Messina (12).
Il vero tallone d’Achille resta però il biossido di azoto (NO2), strettamente legato ai motori diesel e alle emissioni navali. Nelle città portuali siciliane la situazione è critica: Palermo conta 173 giorni oltre soglia per il NO2, mentre Messina si attesta a 82. Preoccupa, in particolare, l’aumento del 17% delle concentrazioni medie di NO2 nelle stazioni di traffico di Messina tra il 2024 e il 2025.






