Perché Ultimo “racconta paure e frustrazioni come nessuno”: Mattia Marzi racconta nel libro “Il popolo di Ultimo” le ragioni del più grande fenomeno pop degli ultimi anni.

Ultimo – ph Sergione Infuso:Corbis via Getty Images

Mattia Marzi, giornalista del Messaggero, ha scritto un libro, "Il popolo di Ultimo" (Gallucci), in cui racconta il rapporto tra il cantautore romano e i suoi fan. Come si costruisce, in soli dieci anni, un fenomeno che porta a un sold out di 250 mila persone in tre ore? Perché, scrive il giornalista, il cantautore di San Babila "ti racconta le paure, i sogni e le frustrazioni di una generazione ben precisa" e. spiega nel libro, trovano "nlla sua musica non una risposta, ma un rifugio". Nel libro si ricostruisce la carriera di Ultimo guardandola dal punto di vista della costruzione del legame con i propri fan. Non una biografia, ma la cronaca antropologica della costruzione di un a tribù: "Con Ultimo c'è un'adesione totale, un rapporto quasi elettivo tra lui e la gente che lo segue. È una tribù a tutti gli effetti" dice Marzi. Ecco l'intervista

A pochi giorni dall'uscita del tuo libro, e praticamente a dieci giorni dall'inizio del concerto a Tor Vergata, ci sono già persone in fila. Immagino che non sia una roba che ti sorprende, dopo aver studiato il "popolo di Ultimo", giusto? No, infatti, per niente. Il punto di partenza del libro – che non è una biografia – è stato proprio chiedersi e cercare di rispondere a una domanda: perché Ultimo ha venduto 250.000 biglietti per Tor Vergata? Senza dimenticare i milioni di biglietti venduti in questi anni negli stadi. Cos'è che lega questo cantante, che all'apparenza non ha nulla di speciale, al suo pubblico?