«Torino è la terza città d'Europa, dopo Francoforte e Monaco, per investimenti nella robotica. Significa che qui esiste un sistema produttivo capace di essere protagonista di un trend destinato a crescere ancora nei prossimi anni». Marco Gay, leader degli industriali torinesi e presidente esecutivo di Zest, è convinto che una delle partite decisive per il futuro dell’industria italiana si giochi proprio qui, all’incrocio tra manifattura avanzata, ricerca e intelligenza artificiale. Una sfida che vale già quasi 100 miliardi di dollari a livello mondiale e che, secondo le stime, entro il 2030 è destinata a raddoppiare. Il Piemonte parte da una posizione privilegiata: è il cuore della robotica italiana e uno dei pochi ecosistemi in grado di competere lungo tutta la filiera, dai produttori di macchine ai centri di sviluppo. Tanti puntini diversi, che vanno uniti.

Lo dimostra la fotografia scattata dall’Unione industriale, che viene presentata oggi: il Piemonte concentra il 48,7% del fatturato nazionale del settore e il 64,3% degli addetti. Sulle sponde della Dora e nei capannoni dell’area metropolitana si è costruita in decenni una rete che va dai grandi produttori di robot industriali ai cosiddetti system integrator, le piccole imprese capaci di adattare le macchine ai bisogni specifici di ogni cliente. Un asset che il report definisce «strategico» e senza equivalenti in Italia. «Torino ha tutte le caratteristiche per guidare questa trasformazione», dice Gay. «Una grande tradizione manifatturiera, aziende capaci di produrre macchinari e servizi ad alto valore aggiunto, un forte ecosistema della ricerca, il Politecnico, l’Università. Dobbiamo avere la capacità di guardare al “what’s next”, a ciò che verrà dopo».