TREVISO - «Abdelhak aveva appena ottenuto un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Aveva i documenti in regola, la carta d'identità, attendeva gli ultimi permessi. In questi giorni stava qui con noi in attesa di sistemarsi. Poi è successo tutto questo. Io non so cosa sia capitato, non capisco. Stavamo scherzando, ridendo, poi lui è sparito...».

Soucki Mohamed, tunisino, vive a San Biagio da due mesi. Assieme all'amico e connazionale Gadur lavora in una carrozzeria di Oderzo e abita in un appartamento messo a disposizione dal datore di lavoro. È lui il gancio che ha portato Ben Ameur Abdelhak, tunisino come lui, 30 anni, nella Marca dove, sabato, ha trovato la morte nelle acque del Piave a Fagarè nella spiaggetta sotto il cavalcaferrovia da sempre luogo frequentatissimo da chi cerca refrigerio dalla calura estiva senza dover per forza andare al mare o in piscina.Arrivava da Milano e, forte del contratto firmato da poco, puntava a trovare una casa nel trevigiano. La sua famiglia sta invece in Francia, dove sabato sera è arrivata la notizia del decesso. E ieri sera, verso le 19, sono arrivati a Treviso due fratelli e uno zio: «Li ho avvisati io - dice Soucki - ho parlato con un fratello, era molto scosso. Ha detto che il destino è in mano a Dio. Saranno loro adesso a decidere cosa fare, se portare via il corpo di Abdelak e dove fare la cerimonia funebre».La tragedia Sabato pomeriggio, verso le 14, Abdelhak, Soucki e Gadur erano andati assieme in riva al fiume per stare al fresco. Un pomeriggio di riposo, di spensieratezza. Che si è trasformato in un incubo. Abdelhak è annegato all'improvviso: si è immerso verso le 15 e non è più risalito in superficie. I due amici in un primo momento hanno pensato a uno scherzo, ma ci hanno messo poco a rendersi conto che c'era qualcosa che non andava: «Non l'abbiamo più visto», ricordano. Soucki e Gadur sono entrati in acqua, hanno cercato l'amico senza trovarlo: «Abbiamo provato a guardare nell'acqua, ma non si vedeva niente. Lo abbiamo chiamato, poi è arrivata anche altra gente. E abbiamo allertato i soccorsi». Gadur, nella concitazione, si è anche ferito a una mano e ora porta una vistosa fasciatura. Intanto scattava l'allarme. E sono stati i sub dei Vigili del Fuoco a recuperare un'ora dopo il corpo. La dinamica «Non si è tuffato dal pilone della ferrovia - dice Soucki - nessuno di noi lo ha fatto. È entrato in acqua un passo alla volta. Accanto a lui c'erano due bambini. È rimasto dove l'acqua sembrava bassa. Noi eravamo poco più indietro, sulla riva. E abbiamo iniziato a scherzare». Abdelhak, da dentro il fiume si è immerso un paio di volte con la testa sotto acqua: «Ma è sempre riemerso - raccontano gli amici - e scherzava con noi. Poi lo ha rifatto, è andato sotto e riemerso e si è messo a gridare come faceva prima. Poi non l'abbiamo più visto. Pensavamo a un altro scherzo, ma non era così».Il Piave si è rivelato, ancora una volta, ricco di insidie per chi non lo conosce. Ma spesso è letale anche per chi pensa di conoscerlo bene. «Non so cosa sia successo, non l'ho capito. È scomparso. L'acqua del fiume è strana, non è come il mare - si sfoga Soucki con Gadur in piedi accanto al tavolo della cucina - è fredda, non vedevamo niente. Il nostro amico forse ha avuto un malore. Aveva mangiato da poco, non lo so. Forse ha influito». Una congestione fatale è infatti l'ipotesi più accreditata dai soccorritori. Una scena, purtroppo, già vista molte volte: si mangia, magari accaldati, e ci si immerge nell'acqua del Piave per sua natura molto fredda. È un attimo perdere conoscenza e finire intrappolati tra correnti sommerse e mutevoli e buche profonde e inaspettate.Soucki parla con un filo di voce: «Ho conosciuto Abdelhak a Milano, tre anni fa. Io vivevo lì, lui invece dalla Tunisia prima era andato in Francia dai parenti poi è venuto in Italia. Io mi sono trasferito qui perché avevo trovato lavoro. Adesso lo aveva trovato anche lui: un lavoro vero, fisso. Si stava dando da fare per sistemare le ultime carte che gli mancavano e poi cercare di stabilirsi qui definitivamente».Alla fine del racconto resta in sospeso una domanda: «Lo sapevate che farsi il bagno nel fiume è vietato?». «Io ci sono andato altre volte e ho al massimo immerso i piedi, per rinfrescarmi - assicura Socki - ma in quel punto ci sono decine di persone che fanno il bagno, anche oggi (ieri ndr)».