Pubblicato il: 27/06/2026 – 12:37
di Fabio Benincasa
COSENZA Diecimila euro in contanti per un passaporto con destinazione Europa, la terra dei sogni, delle possibilità, di una vita migliore. Le speranze si infrangono quando ci si ritrova stipati in quindici all’interno di un appartamento fatiscente, senza soldi, senza prospettive lavorative, con le promesse trasformate in amare illusioni. E’ il racconto crudo di chi è rimasto incastrato nel meccanismo perverso del lavoro a cottimo e mal pagato. La drammatica realtà è stata denunciata da un lavoratore tunisino alla Fiom Cgil calabrese e poi all’Ispettorato Territoriale del Lavoro. Una deposizione formale che squarcia il velo sul traffico e lo sfruttamento di manodopera straniera governato da caporali senza scrupoli.
La storia di Hakim
La vicenda ha inizio con la speranza di un lavoro regolare in Italia tramite i canali legali del Decreto Flussi 2024. Per poter accedere a questa opportunità, tuttavia, Hakim (utilizziamo un nome di fantasia) ha raccolto a fatica 10.000 euro in contanti consegnati ad un intermediario: danaro che avrebbe dovuto garantire non solo l’ingresso regolare nel Paese, ma anche un alloggio dignitoso e un contratto stabile. Ma una volta giunto in Italia, la realtà si rivela radicalmente diversa dalle promesse. Hakim raggiunge Piacenza, ma l’azienda che ha formalmente richiesto il suo ingresso lo abbandona in un limbo burocratico. Per mesi viene ospitato in condizioni abitative degradanti, «un appartamento con soli quattro letti dove coabitavano stabilmente da 7 a 15 persone, costrette a dormire per terra o sui divani, pagando un affitto in nero di 350 euro mensili». Le settimane trascorrono senza soluzioni concrete, fino ad agosto quando finalmente riesce ad ottenere un appuntamento a Milano per la firma del contratto di soggiorno, ma è tutto inutile. L’odissea prosegue, seguirà il trasferimento in Calabria, nella Sibaritide. Le condizioni di lavoro sono insostenibili, a fronte di contratti che prevedevano un orario standard, Hakim e i colleghi sono costretti a turni massacranti dalle 6:00 del mattino alle 18:00 di sera, per 6 giorni a settimana, accumulando oltre 230-240 ore mensili a fronte delle 128-130 registrate sui cedolini paga. Inoltre, rispetto allo stipendio pattuito, 350 euro vengono trattenuto per un alloggio che, come dichiarato dallo stesso lavoratore è totalmente fatiscente, «con il soffitto sfondato e in cui pioveva dentro». Stanco, sfruttato, umiliato, Hakim – assistito dai rappresentanti sindacali della Fiom Cigl di Cosenza, deposita una formale richiesta di intervento, denuncia lo sfruttamento sistematico della manodopera e l’omissione contributiva e previdenziale, fino alla discrepanza dolosa tra le ore effettivamente prestate e quelle contabilizzate.








