Roma – Il caldo non rende roventi solo le giornate. Brucia produttività, raccolti, consumi ed energia. Ha ormai un costo che si misura nei pronto soccorso più affollati, nelle ore di lavoro perse, nei condizionatori accesi più a lungo e nelle imprese costrette a rivedere i piani. L’ondata di calore, non è più un solo fatto meteorologico, ma una voce di bilancio, in negativo.
Le criticità aumentano quando si superano i 30 gradi. Secondo un’indagine di Allianz Trade, ogni grado in più tra i 30 e i 35 riduce la produzione oraria media di circa il 3%, mentre il consumo energetico aumenta dell’1,2% per grado a causa della maggiore domanda di aria condizionata. Se si consulta il report di Deloitte, invece, il rischio climatico rappresenta una variabile strutturale per la competitività e i danni diretti alle infrastrutture italiane potrebbero raggiungere i 5 miliardi annui entro il 2050. Nello stesso periodo, a seconda dell’intensità, il Pil potrebbe ridursi tra l’1,6 e il 6%. Gli effetti del caldo impattano sull’economia reale e sulla finanza in modi differenti tra costi di rifinanziamento, l’aumento del debito pubblico e la compressione dello spazio fiscale. Tra le piccole e medie imprese, però, solo il 14% ha adottato misure per continuare a essere operativi in caso di eventi estremi e solo il 10% è intervenuto su impianti ed edifici.











