Flavio Cobolli è pronto a stupire anche a Wimbledon, dopo lo straordinario percorso a Parigi dove ha raggiunto la finale del Roland Garros. La terra è una superficie a lui congeniale ma anche sull'erba l'azzurro ha dimostrato di sapersi destreggiare molto bene, non a caso l'anno scorso raggiunse i quarti di finale contro Djokovic.
Attualmente numero 10 del mondo, best ranking, Flavio si è raccontato al Corriere della Sera a due giorni dal suo debutto nello Slam londinese contro l'argentino Navone. Flavio ha parlato a 360, toccando vari temi tra cui il legame con Bove e Berrettini ma anche la sua relazione amorosa e il rapporto col papà coach. Poi una risposta curiosa extra sport: «Non ho mai votato. Nel 2022 non ero a Roma. Però ci terrei, ho le mie idee: mi piacerebbe fare l’esperienza dell’urna».L'ingresso in top 10 «Sono ancora scombussolato, devo ancora rendermi conto di quello che è successo. Mi fermano per strada per parlarmi della finale contro Zverev, si è fatta viva gente che non sentivo da anni. Vuol dire che sono riuscito a trasmettere qualcosa alla gente. Per me è importante continuare a frequentare le persone che mi sono più care, senza lasciare nessuno fuori. Stare senza pensieri, facendo cose semplici è ciò che mi piace». Flavio adesso è in top 10 e le pressioni inevitabilmente iniziano ad aumentare: «È necessario farlo, e in breve tempo. È troppo importante rimanere sui propri obiettivi per mantenere alti livello e classifica. Il sogno, quest’anno, è entrare negli otto maestri che parteciperanno alle Atp Finals di Torino. Non posso fare tutto da solo: ho bisogno di aiuto e non mi vergogno a chiederlo. Cambia la mentalità, però, non l’uomo: stravolgermi sarebbe sbagliato».Il rapporto con Bove «Un altro coach? L’idea mi frulla in testa. Non so quando, non so come, ma è uno step che va fatto. Il mio super coach oggi è papà: nessuno mi conosce come lui. Sono presuntuoso: se ci lasciassimo, avrebbe richieste anche dai più grandi».(Qui Cobolli s’interrompe, attonito: «Mi scusi ma è spuntato Edoardo Bove davanti al mio naso, qui a Londra. Non sapevo venisse: mi ha fatto l’ennesima bella sorpresa...»). «È il mio angelo in terra, e sono fortunato ad averlo. L’incidente ci ha legati ancora di più. Di Edo mi fido: gli dico tutto, gli chiedo aiuto. Ce l’ho tatuato sulla pelle. Mi piacciono la sua umiltà e generosità, doti che riconosco anche a me stesso».Gli elogi a Sinner «Jannik sta facendo cose che non si sono mai viste però io credo ci sia posto per tutti. Per lui, per me, per Arnaldi, Berrettini, Musetti. Ma anche per gli altri: l’Italia del tennis ha la panchina lunga. Anzi, il pubblico dovrebbe spingere tutti, anche i giovanissimi: siamo ragazzi genuini, puri. Io il calore del tifo lo sento ma di Sinner ce n’è uno solo: il suo esempio non è riproducibile. Adesso arrivare nei quarti di finale di uno Slam sembra banale, ma non è affatto così. Sinner ha portato questo boom del tennis e ora gli sport nel cuore degli italiani sono due ma non è vero che il calcio italiano è meno amato. Il primo tifoso di calcio sono io». L'amicizia con Berrettini Nota l'amicizia tra Flavio e Matteo, sin da quando erano due ragazzini che si apprestavano a rincorrere il tennis dei grandi: «Mio padre è stato il suo primo maestro, insieme a Vincenzo Santopadre. Ho sempre guardato a Matteo come a un punto di riferimento, ci siamo un po’ persi quando lui è andato a Montecarlo: era il periodo in cui dovevo ancora decidere se giocare a calcio o a tennis. La vita ci ha separati e fatti ritrovare. Anche lui ha un fratello splendido e una famiglia che lo supporta».Vita privata «La mia ragazza l'ho conosciuta che aveva 16 anni e io 18. Mi ha scelto quando non ero nessuno, in cambio io ho colto subito la sua purezza: non era difficile. Spero che staremo insieme per tutta la vita, che avremo dei figli che ci leghino ancora di più. Io la mia esistenza non me la immagino, senza Matilde. Studia economia sanitaria alla Cattolica, a Roma, sogna di dirigere un ospedale. Mi ha accettato per come sono».






