«Io e papà ci sediamo spesso a tavolino. Parliamo tanto: cosa si può fare di più e di diverso? Ogni settimana che passa mi sento un giocatore migliore, ogni giorno acquisisco un po’ più di consapevolezza. Vedevo sguardi diversi in spogliatoio già prima dei quarti a Wimbledon con Djokovic. Ora mi ascoltano, e io sono più al centro dell’esistenza che ho preferito al calcio».

Non è obbligatorio convivere con il demone del tennis. Esiste un modo risolto di affrontare la vita del top player. Flavio Cobolli, top 30 (n.17 come best ranking), terzo italiano in classifica dopo Sinner e Musetti, alla vigilia dell’Open Usa prova a spiegare come.